Tiziano Ferro ‘incanta’ i sessantamila dell’Olimpico. Ma non basta a tenere in piedi uno show imperfetto.

Tiziano Ferro è il meglio che il panorama musicale italiano possa offrire, senza troppi ripensamenti. Versatile, con un’invidiabile estensione vocale, con un repertorio così radicato nella cultura popolare italiana che forse solamente la Pausini può competere. Canta con intensità travolgente, balla come dieci anni fa, tiene il palco con la maestria di chi ci abita da oltre un decennio e si è fatto la vera gavetta. È la nostra bandiera e il nostro vanto, ed è proprio per questo che un concerto tutt’altro che perfetto – nella struttura, non nell’esecuzione – lascia l’amaro in bocca.

Chiarito questo punto è quantomeno comprensibile lasciarsi andare a qualche riflessione sullo show che ieri sera il cantante di Latina ha regalato ai sessantamila dell’Olimpico:

Il problema più grande dello show è stata la scaletta; sulla carta perfetta, per i fan sentire nella stessa sera ‘Sere Nere‘, ‘Il Regalo Più Grande‘ e ‘Alla Mia Età‘ sarà stata sicuramente un’emozione immensa. Il concerto era dichiaratamente una celebrazione di questa prima parte della sua carriera, e quindi era sacrosanto aspettarsi i singoli di successo. Meno normale è stato proporli con lo stesso identico arrangiamento – in alcuni casi – di oltre 10 anni fa. La forza di Tiziano è stata quella di iniziare con l’hip hop, svoltare col pop, tentare lo swing passando dal melodico, lasciarsi andare al jazz e atmosfere dance, è l’unico artista in grado di dribblare i generi ed emozionare sempre, ed è legittima la delusione quando dopo un anno di promozione al tour si sentono le tracce uguali alla versione disco. Play e stop. Band valida ma superflua. Non una collaborazione, non un medley, non un mashup, non una cover, e più grave di tutti, nessun nuovo arrangiamento. La Pausini, che a sperimentazione non è propriamente Boy George, ogni anno ripropone nuove versioni dei suoi brani. È riuscita a far diventare ‘Non C’è‘ un merengue, non credo che Ferro, artista dotato di immensa conoscenza musicale non sapesse fare di meglio. Inoltre, qualcosa di personale – come l’inserimento di un brano extra, come ‘Latina‘ – nella ‘data di casa’ sarebbe stata cosa gradita. Nell’interpretazione si sono distinte ‘Ti Voglio Bene‘, ‘Ed Ero Contentissimo‘ e ‘L’Amore È Una Cosa Semplice‘, tre brani esibiti con convinzione e evidente trasporto emotivo.

Tra i modi che c’erano di fare (legittima) autocelebrazione questo è stato il più basic, sicuramente non all’altezza dell’artista che si stava festeggiando. Secondo scoglio, le interazioni col pubblico. Solamente due intramezzi parlati, e siccome si tratta di un artista che non ha basato la sua carriera su sonorità futuristiche e dj set, ma sull’intensità dei testi, e soprattutto sulla grande capacità di paroliere, un due parole in più coi fans sarebbero state apprezzate.

Outfit e palco nella media: i look tutti più o meno accettabili (vedere Tiziano Ferro vestito da splendido trentacinquenne qual è è ormai un sogno: smoking e gilet sono stati il leitmotiv del concerto, ed è salutare farsene una ragione) e messa in scena  sicuramente imponente rispetto ai suoi precedenti concerti, ma niente che non si sia già visto con Jovanotti o Vasco Rossi. Menzione d’onore per l’ingresso ‘a fionda’ nel cielo con tanto di capriola, alcuni video backdrop – come la città in Hai Delle Isole Degli Occhi e il palazzo ‘rainbow’ di Incanto – e l’elevatore che l’ha portato in mezzo al pubblico. Inoltre è stato bello vederlo ballare come agli esordi sulle note di Le Cose Che Non Dici.

Tiziano Ferro è finalmente sereno, maturo, risolto. Come detto da lui è la versione 2.0 di sé stesso, consapevole e deciso. E proprio per questo sarebbe stato bello vederlo giocare col proprio repertorio, visto che può contare su un fanbase che sarebbe stato in grado di stare al passo anche se avesse fatto solamente bonus track di quindici anni fa cantante al contrario. È l’unico che può sperimentare senza perdere la nota nazional popolare che lo fa piacere a mamme, nonne e figlie (per inciso: età media della tribuna Montemario: cenozoico) e sarebbe un dispiacere vederlo ‘appiattirsi’ come fanno altri colleghi (citifonare Rossi e Ligabue) che ripropongono lo stesso disco da anni, ad uso e consumo di fan, senza rischiare mai.

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Tiziano Ferro, al via Lo Stadio Tour: la scaletta definitiva

È lo Stadio Olimpico di Torino ad accogliere la prima data  – terminata poche ore fa – de Lo Stadio Tour, lo spettacolo itinerante che vede come unico protagonista Tiziano Ferro, e che arriverà – tra le altre città – anche a Roma i prossimi 26 e 27 Giugno (date delle quali avrete un dettagliato racconto).

I brani coi quali esibirsi sono scelti, come ampiamente annunciato proprio da Ferro in diverse interviste, esclusivamente dai singoli estratti dai cinque album, più i tre inediti contenuti nel Best Of.

A seguire la scaletta definitiva dello show di Torino, e verosimilmente quella di tutte le date del tour:

Xdono

La differenza tra me e te

Troppo buono

Sere nere

Indietro

E fuori è buio

Imbranato

Il regalo più grande

Scivoli di nuovo

Il sole esiste per tutti

Senza scappare mai più

Stop! Dimentica

Xverso

L’olimpiade

Hai delle isole negli occhi

Ed ero contentissimo

L’amore è una cosa semplice

Ti scatterò una foto

Ti voglio bene

Le cose che non dici

E Raffaella è mia

Rosso relativo

L’ultima notte al mondo

Per dirti ciao

Alla mia età

La fine

Lo stadio

Non me lo so spiegare

Incanto.

Aspettando Lo Stadio, il TZN ‘sommerso’: la mia Top 10 dei NON-singoli.

Tiziano ferro vive una condizione particolare nel panorama musicale italiano; essere uno degli artisti più influenti della scena lo ha costretto spesso a scegliere singoli ‘commerciali’, brani orecchiabili, di facile fruzione radiofonica, con testi nei quali tutti potessero ritrovarsi. Ma fortunatamente in oltre dieci anni di carriera, il buon Ferro ha spaziato in più generi (dal pop al soul passando per il rap e lo swing) dimostrando di essere un’artista di rara caratura.
Per questo non stupisce scoprire che in cinque album c’è più di una traccia che sebbene non abbia avuto la fortuna di diventare singolo ed arrivare così al grande pubblico, è però cult tra i fan per i testi introspettivi, magari non immediati, ma sicuramente intensi.

E se per tutti l’estate ascolteremo i grandi successi negli stadi dello stivale, ecco la mia  – personale – classifica dei 10 brani ‘sommersi’ nella discografia di TZN.

#10 – Ma So Proteggerti [L’Amore È Una Cosa Semplice, 2011]

E ridi…ridi, ridi…ridi sempre amore mio
La sincerità è la madre di ogni vizio
Quindi adesso penso a te
Che ti ascolto parlare
Da dietro il mio muro
E ciò che ora divide.. ci unirà in futuro.

#9 – Già Ti Guarda Alice [Nessuno È Solo – 2006]

Rimani e pensa a questa notte
a quelle cose dette e fatte
a tutto il tempo ancora
senza rimpianti
che avrai davanti insieme a lei
e forse non sarà come credevi
perché sarà anche meglio di ciò che speravi

#8 – La Tua Vita Non Passerà [Alla Mia Età – 2008]

Partirò… ritorno quando ho voglia
Perché lo sai, chi non ha una vita sogna
E a forza di sognare ho confuso giorno e notte
E non riesco a dormire
È fatta di divieti ed ogni nostra cosa
La vita è sempre bella perché, la vita non riposa
Ma la tua vita non passerà, non passerà
E la tua vita sarà più forte, di ciò che a volte ti hanno detto

#7 – La Paura Non Esiste [Alla Mia Età – 2008]

Come quando per tristezza giri il mondo
come quando tu mi guardi e non rispondo
come quando come sempre sempre aspetti
come quando guardi solo i tuoi difetti
e quando niente quando niente ti sa offendere
è solo allora che sai veramente essere
solo a volte certe sere, solo quando ti vuoi bene

#6 – Eri Come L’Oro Ora Sei Come L’Oro [111 Centoundici – 2003]

E ogni bacio che hai negato è un po’ che hai perso di me
E ogni “ti amo” che ho taciuto è un po’ che ho perso di te
Ed ogni tuo sorriso muto era una foto di noi
E ogni sguardo ormai stanco era già la fine
È molto meglio dare un taglio anche secondo me
E meno male perché stavi troppo bene sai 
E mi ringrazi perché sei un po’ meno fragile
E ci sentiamo presto,”chiamami”… così si dice.

#5 – Salutandotiaffogo [Nessuno È Solo – 2006]

E quando non verrà mattina resterò accanto a te
E quando il buio si avvicina se succede pensa a me
E mi ritrovo a non capire mentre il giorno muore
Ed ogni notte era amore ed ogni giorno era un errore …un errore …

#4 – Mai Nata [Rosso Relativo – 2001]

Il raziocinio toglie l’ancora
Da una cerebrale come te nessuno se lo aspetta
Parli parli parli, sei un vulcano inarrestabile
Treno più che rapido, efficiente poco timida

Ma ti hanno detto mai che devi amarti un po’
Puoi rallentare e poi pensare un po’ più a te
Che sicurezza mostri se i casini sai risolvere
Ma i problemi tuoi non li affronti proprio mai

#3 – La Paura Che [Alla Mia Età – 2008]

La lacerante distanza tra fiducia e illudersi
È una porta aperta e una che non sa chiudersi
E sbaglierà le parole ma ti dirà ciò che vuole
C’ è differenza tra amare ed ogni sua dipendenza
“ti chiamo se posso” o “non riesco a fare senza”
soffrendo di un amore raro che più lo vivo e meno imparo

#2 – Assurdo Pensare – [Alla Mia Età – 2008]

È assurdo pensare ma è lecito farlo e son meno triste se almeno ti parlo
e invento momenti, abbracci e consigli, immagino storie, le noie gli abbagli
che avrei calcolato se fossi capace, che solo provando a fare meglio
mi renderai felice, però fondamentalmente tutto a posto.

#1 – Il Bimbo Dentro [Rosso Relativo – 2001]

Che fine hai fatto anche tu?
Cos’è, sei stanca ormai di dirmelo
Che non ci sono più?
Tu che conosci con sincera umiltà
La versione integrale di me
Che custodisci gelosa i “perché”
Prova a ridarmi quell’assurda ironia
La voglia matta di andare via ma tornare a casa.

Finale di The Voice Of Italy: le performance di Tiziano Ferro e Ariana Grande

Ed è nell’indifferenza generale che è andata in onda la finale di The Voice Of Italy, il talent canoro, ad avviso di chi scrive, con meno appeal dei nostri palinsesti. Vincitore Fabio Curto del Team Facchinetti.

Ma il vero spettacolo sono stati gli ospiti: Ariana Grande si è esibita in un medley dei suoi successi assieme ai quattro finalisti, che hanno cantato Problem, Break Free e One Last Time (nonostante fosse atteso il duetto con Fedez, che però non c’è stato).

Altro intervento molto atteso era quello del sempre eccellente Tiziano Ferro, che ha presentato per la prima volta in TV ‘Lo Stadio‘, terzo singolo estratto dal fortunato Best Of, e del quale è uscito il video proprio pochi giorni fa, e ha cantato coi finalisti ‘Ti Scatterò Una Foto‘ e ‘Rosso Relativo‘. Il video è disponibile sul sito ufficiale di The Voice Of Italy.

Tiziano Ferro: Lo Stadio è il nuovo singolo, in radio dal 22 Maggio

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Altro giro, altra corsa per Tiziano Ferro, che vede arrivare il suo greatest hits ‘TZN’ alla prova del terzo (ed ultimo) singolo. È stata annunciata infatti la data di uscita di Lo Stadio, terzo inedito contenuto nella fortunata raccolta (5 dischi di platino), che sarà la ‘sigla’ ideale del tour degli stadi, in partenza proprio tra un mese preciso da Torino e che girerà tutto il centro-nord (e imperdonabilmente trascurerà, per ora, il sud Italia) addirittura con doppie date allo Stadio Olimpico di Roma e al Meazza di Milano.

Il singolo andrà in rotazione nelle radio da venerdì 22 Maggio, e il video – del quale è stata resa disponibile l’immagine in testa al post- arriverà poco dopo.

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il mio #sanremo2015, pagellone e considerazioni finali

Ed è col tradizionale appuntamento dello speciale Domenica In che si chiude la 56esima edizione del Festivàl, il più nazional popolare degli eventi televisivi. Il Sanremo della ‘restaurazione’, il Sanremo a polemiche-zero, quello della consacrazione di Carlo Conti, ma non solo.

Ecco il mio personale pagellone di fine-Festival.
Carlo Conti: (8). Sicuramente il grande maestro di cerimonia, l’uomo che ha raggiunto numeri da fuoriclasse come non se ne vedevano da dieci anni, il rottamatore a cui va tutto il merito di aver rinvigorito questo vecchio carrozzone. L’ansia da prestazione (e da ascolti) diventa sicuramente marginale quando sei in video 365 giorni l’anno, festivi inclusi, ed è stata forse questo a favorire la dimensione familiare che Conti ha generato. La sua conduzione sussurrata, senza sbavature, certo senza picchi, ma sicuramente genuina e rassicurante ha convinto il pubblico in maniera trasversale, pubblico conquistato anche grazie ad un sapiente mix di ospiti pop, radical, gay friendly, giovani e meno, che ammiccassero alle nuove generazioni senza sconvolgere le prime file storicamente composte da mummie dell’Ariston.
Una conduzione come detto sobria, da tutti i giorni, ogni tanto al limite dello statico, tanto da aspettarsi ad un certo punto la ghigliottina come un’Eredità qualunque, però sicuramente il segreto del successo che nessuno, nemmeno ai vertici Rai, si aspettava.
Infatti, in ultima istanza, andrebbe sfatato il mito di ‘Carlo Conti nuovo Pippo Baudo’ come si è detto spesso in settimana, perché non è così. Conti ha portato a casa una conduzione meno autoritaria, meno cerimoniosa, meno maschilista. Il Carlo Conti di queste cinque sere è solamente un altro Carlo Conti, nuovo, e questo non è necessariamente un male, anzi.
Le donne dell’Ariston: (6). È difficile dare un voto per tre profili così diversi, ma proviamo a elencare pro e contro delle co-conduttrici (non chiamatele vallette!). Emma è stata una piacevole sorpresa, spesso ruvida nei modi, con un italiano non perfetto, ‘camionista’ come ci ha abituato nella sua gloriosa seppur breve carriera, ma genuina e diretta. Senza gobbo era persa, ha obiettato qualcuno, ma è pur vero che ci sono conduttrici, che fanno questo di mestiere e da anni che ancora non sanno andare a braccio, quindi la mancanza è risultata più che perdonabile. Arisa è rimasta ancora vittima della sua goffaggine, che i primi tre minuti è simpatica, dopodiché è imbarazzante anche per chi segue da casa. Iconico il momento ‘anestetico’, ma per il resto una sfilza di uscite fuori luogo che hanno fatto sbiancare, nel limite del possibile, più di una volta il conduttore.
Memorabile però il duetto sulle note de Il Carrozzone, a riprova del fatto che forse dal punto di visto canoro si sarebbe dovuto osare un po’ di più. Rocìo non pervenuta. Messa lì perché una bbona serve sempre, ‘fa tradizione’, ci fa chiedere: ‘possibile che non ci fosse niente di meglio in circolazione?’.
Il Volo: (6). Il risultato che più di qualcuno temeva. Gli outsiders lanciati da Mamma Rai che hanno fatto il giro del mondo e tornano a casa, gli enfant prodiges della Clerici sconosciuti ai più che sbancano. Era nell’aria già dalla seconda serata, trionfo doveva essere e trionfo è stato. Però non lasciamoci ingannare dalla carriera all’estero del terzetto: bei visini, belle voci, ma questa non è lirica né tantomeno opera. È pop con due giri armonici dal vago sapore epico, non è Bocelli, non è Placido Domingo. È l’immagine che il mondo si ostina a vedere dell’Italia, e che quindi sarà la chiave della vittoria all’Eurovision. Testo banalotto, ma indubbiamente in pieno stile sanremese. I ‘giovani vecchi’ vincono ma non convincono.
I look (7) e il caso Tatangelo: sebbene il livello generale sia stato incredibilmente sopra la media, nessun outfit orrido, nessun look al limite della denuncia, hanno spiccato per eleganza Nina Zilli e Anna Tatangelo (e Grazia De Michele la prima sera). E visto che l’abbiamo tirata in ballo non si può non gridare allo scandalo vedendo la signora D’Alessio neanche alla fase finale: il brano sicuramente non avrebbe cambiato le sorti della musica italiana, per carità, ma in gara c’era molto di peggio. Anna è ancora vittima del pregiudizio dei media per colpa di un marito così ingombrante, che oscura le doti canore innegabili. Ed è un peccato.
Gli ospiti: 8. Un immenso Tiziano Ferro ha aperto la manifestazione e così anche la passerella dei superospiti musicali. Sempre più Massimo Ranieri da giovane, ha visto su quel palco (come se servisse) la grande consacrazione che già aveva nelle classifiche e nei cuori di chi lo segue. Meno incisivo Antonacci, imbarazzante la Nannini, che ha sbagliato l’attacco come neanche all’ultimo casting dell’ultimo talent succede. Gli ospiti stranieri li ricorderemo per le grandi lezioni di umiltà che ci hanno lasciato, Will Smith e Charlize Theron su tutti. La musica internazionale è difficile da criticare (Ed Sheeran, Saint Motel e Imagine Dragons sono tutti nella Top 10 dei singoli più venduti). Onestamente evitabile la reunion di Albano e Romina. Evidentemente insofferenti l’uno dell’altro, nonostante il gettone di presenza sicuramente sostanzioso. Esperimento ‘tutti cantano Sanremo’ riuscito in parte: top i momenti ‘pop’ come Bastianich, ma anche il dottore guarito dall’Ebola, flop la famiglia Provvidenza e il playback della Cristoforetti.
Per quanto riguarda il caso Wurst non dovrebbe lasciare interdetti il fatto che Conti si sia rivolto all’artista con Tom (un lapsus, e poi è il suo vero nome comunque), quanto l’orario di trasmissione. Tanto valeva non invitarla proprio.
I fuoriclasse: personalmente le performance che ho preferito sono state quelle di Chiara, che pensavamo ‘bruciata’ con la scorsa partecipazione e votata alla causa dei ‘telefonini’, tornata sul palco con una nuova consapevolezza, Nina Zilli, elegante performer non un brano non eccelso (niente a che vedere con ‘Per Sempre’ di qualche anno fa) ma affascinante e travolgente, Lorenzo Fragola. L’eX-Factor ha giovato di un producer di razza che è riuscito a creare un’identità definita nonostante la brevissima carriera, con un influenza che appare anche nel testo del brano. Inarrivabile quanto a classe Malika Ayane, interprete sempre di brani sopra la media che però non riescono mai a vincere, e questa edizione non fa eccezione.
Le rinascite: sono tanti gli artisti che hanno avuto una fortuna travolgente nella seconda metà degli anni novanta e i primi anni zero, ma che non brillavano da un po’, e in questo Festival sono emersi Nek, vincitore morale che sta vivendo una seconda celebrità, Gianluca Grignani,con un pezzo sporco ma orecchiabile e Marco Masini, voce indimenticabile del suo tempo ingiustamente fuori dai giochi che contano per troppi anni, ma anche (seppur in misura minore) Raf, Alex Britti e Irene Grandi. In questo grande purgatorio sanremese vanno anche i talent ‘vorrei ma non posso’ come Dear Jack, Moreno e Annalisa, tre occasioni sprecate con brani forse non all’altezza.
I flop: falliti miseramente gli esperimenti Lara Fabian, tradita da un fanbase praticamente inesistente in Italia, e da una dizione che ha permesso di capire una parola su tre del suo comunque non eccelso brano, e i duetti: testo impegnato ma performance vocale di scarsissima qualità per Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi, e Biggio e Mandelli, sui quali era legittimo essere scettici sin dall’annuncio e che non hanno fatto cambiare minimamente idea, anzi. Trascurabilissimi anche Bianca Atzei e Nesli.
I comici(5): forse la grande pecca di questa edizione. Si è partiti con Siani (5): il problema del suo intervento non è stata la (seppur imbarazzante) battuta al bambino sovrappeso, quanto il monologo stesso. Le freddure sulla statura di Brunetta e sulla Salerno – Reggio Calabria? Veramente? Forse a Zelig dieci anni fa. Idem per Pintus, Cirilli e Panariello. Sorpresa positiva I Boiler e Rocco Tanica, con interventi geniali sempre sul filo del non-sense e ovviamente Virginia Raffaele (8), che per chi la conosce una sorpresa non è.
Le cover (5): una serata andrebbe eliminata di netto, reintroducendo i duetti di qualche tempo fa, decisione alimentata dal livello generalmente imbarazzante della serata. Hanno spiccato Se Bruciasse La Città di Nina Zilli, Vivere di Malika Ayane, Dio Come Ti Amo della Tatangelo, mentre la vincitrice della serata, Se Telefonando versione rock dei giorni nostri by Nek non ha reso la giustizia che l’immensità del capolavoro scritto da Maurizio Costanzo meritava.
Scenografia e regia (7): palco hi-tech e multifunzionale che non fa rimpiangere i fasti di Gaetano Castelli, se non fosse per l’assenza di una vera grande scalinata. Apprezzabile la trovata del tappeto rosso registrato un’ora prima della prima serata e la criticatissima lunga anteprima che però è servita anche a conoscere meglio i concorrenti meno noti. La vera rivoluzione del festival però è stata la gara delle Nuove Proposte in access prime time – prima serata, una nuova forma di comunicazione che si spera resterà tale nelle prossime edizioni, Carlo Conti o meno.