MTV VMAs 2015: i momenti top, i look delle star e i vincitori

Noiosissimi sulla carta, quasi sorprendenti nell’esecuzione. La trentaduesima edizione dei premi americani di MTV si è lasciata apprezzare per la qualità delle performance e una Miley Cyrus conduttrice neanche troppo male (alcuni look a parte).

Diversi i momenti epici: il catfight tra Nicki Minaj e Miley Cyrus, dove la prima ha dato della stronza alla padrona di casa, la consegna del premio Michael Jackson da parte di Taylor Swift (che ha dominato la serata, con 4 statuette tra le più importanti, tra cui il video dell’anno) a Kanye West, che ha citato una vecchia loro diatriba (I’mma let you finish but..) partita sei anni prima proprio da quel palco, e l’annuncio, di West stesso a candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti per le elezioni 2020.

Intanto ecco qualche outfit dal red carpet: raggiante come non si vedeva da tempo Britney Spears, insolitamente sobria Nicki Minaj, elegante pied de poule per Taylor Swift. Incommentabile la coppia di ritardati Kanye West e Kim Kardashian.

La lista dei vincitori:

VIDEO OF THE YEAR: Taylor Swift ft. Kendrick Lamar – Bad Blood
BEST POP VIDEO: Taylor Swift – Blank Space
BEST MALE VIDEO: Mark Ronson ft. Bruno Mars – Uptown Funk
BEST FEMALE VIDEO: Taylor Swift – Blank Space
BEST HIP HOP VIDEO: Nicki Minaj – Anaconda
BEST ROCK VIDEO: Fallout Boy – Uma Thurman
BEST VIDEO WITH A SOCIAL MESSAGE : Big Sean ft. John Legend e Kanye West – One Man Can Change The World
ARTIST TO WATCH: Fetty Wap – Trap Queen
BEST COLLABORATION: Taylor Swift ft. Kendrick Lamar – Bad Blood

Best Direction: Kendrick Lamar — “Alright” (Directors: Colin Tilley and the Little Homies)
Best Choreography: OK Go — “I Won’t Let You Down” (Choreographer: OK Go, air:man and Mori Harano)
Best Visual Effects: Skrillex and Diplo (featuring Justin Bieber) — “Where Are Ü Now” (Visual Effects: Brewer)
Best Art Direction: Snoop Dogg — “So Many Pros” (Art Director: Jason Fijal)
Best Editing: Beyoncé — “7/11” (Editors: Beyoncé, Ed Burke and Jonathan Wing)
Best Cinematography: Flying Lotus (featuring Kendrick Lamar) — “Never Catch Me” (Director of Photography: Larkin Sieple.

Intrattenimento di Sky abbiamo un problema. E non è (solamente) Aurora Ramazzotti

Se fate ancora parte della schiera di quelli che non lo sanno, da due giorni non si parla d’altro: Aurora Ramazzotti, figlia della conduttrice Michelle Hunziker e del cantante Eros Ramazzotti, condurrà il day time di X Factor, la striscia quotidiana che racconta la settimana dei ragazzi nei loft.

Questo ha scanato le ire dei fan della trasmissione e non: ‘è una raccomandata!’, ‘che esperienze ha?!‘, ‘la solita italietta contro la meritocrazia!‘ sono solo tre delle critiche che nelle ultime ore si sono scagliate contro Aurora e contro la produzione di Sky.

Come fa notare in maniera impeccabile Domenico Naso del Fatto Quotidiano dalla sua pagina Facebook:

Chiamare la Ramazzotti a Xfactor è una scelta meritocratica?
NO, decisamente NO. Ma soprattutto: CHI SE NE FOTTE.
Non è un concorso delle Poste, non è nemmeno la televisione pubblica. Sky è un’azienda privata che, con il solito piglio paraculo, punta sull’esposizione mediatica di una ragazza che effettivamente non ha dimostrato ancora un cazzo di niente.

Sacrosanto. Poi parliamoci chiaro, è un daytime satellitare, mica la conduzione delle cinque serate di Sanremo. Però il motivo della crisi di consensi che la produzione (Sky e Freemantle Media) deve affrontare in queste ore risiede in più di una motivazione.

Parlare di crisi dell’intrattenimento è sicuramente esagerato, perché gli show di casa Murdoch hanno innegabilmente alzato l’asticella qualitativa dell’intrattenimento in TV, sia nei programmi originali come Masterchef che in quelli ‘acquistati’ dalla generalista come ‘X Factor‘ e Got Talent.
Ma l’alone di invinciblità di cui godevano questi format geneticamente modificati ha iniziato a scricchiolare già dalla scorsa stagione:
 X Factor comincia ad essere un format comprensibilmente stanco, dopo otto edizioni solamente due concorrenti hanno trovato la vera fortuna, uno solamente in casa Sky. La ventata di novità che Mika e Fedez hanno portato nella giuria potrebbe non riuscire a sopperire l’inadeguatezza della Cabello, l’imprevedibilità all’amatriciana di Morgan e dei sui vado via-non vado via, il piglio annoiato di Elio e la ripetitività del racconto, anche in fase di casting. Questa che inizierà a settembre si appresta ad essere la stagione della svolta.
– Il successo mai travolgente dei format minori come Junior Masterchef e Hell’s Kitchen, due produzioni importanti che però non riescono a fare breccia nel cuore degli abbonati; mentre la performance sconvolgente o il piatto prelibato della MisteryBox sono argomento della pausa caffè il giorno dopo, gli altri due format cooking faticano ad entrare nelle grazie degli spettatori, nonostante le conferme (entrambi si apprestano ad iniziare la terza stagione: vi ricordate i quattro vincitori delle prime due?);
– Le imbarazzanti serate live di Italia’s Got Talent, rese insostenibili dalla conduzione di Vanessa Incontrada, ai quali si aggiunge la lunghezza eccessiva delle selezioni e qualche bizzarria della giuria (tipo il Golden Buzz di Bisio al rubicondo imitatore di Michael Jackson, che doveva essere un momento simpatico e scanzonato e ha indignato il paese più della riforma di Renzi sulla scuola);
– Il caso Masterchef ad opera dell’odiosa Striscia La Notizia; l’accanimento che il TG satirico di Antonio Ricci ha perpetrato ai danni del cooking show di Bastianich ‹& Co. ha sicuramente diviso, e se qualcuno – come chi scrive – continua a schierarsi con Masterchef, qualcun’altro (i soliti spettatori che cercano il losco, lo scandalo, l’intrallazzo, per poter gridare ‘Italietta!’ e che sono ahimè più di quelli che sembra) ha iniziato a insospettirsi e far vacillare quell’alone di invincibilità che faceva della TV satellitare un’isola felice nella ‘monnezza’ della generalista.

Ed è con questa situazione che si inserisce la scelta suicida di inserire Aurora Ramazzotti nel cast. Suicida per diversi motivi:

  • Aurora Ramazzotti è figlia di due fuoriclasse nei loro campi: Michelle è un marines della TV, Eros è ancora (inspiegabilmente, ma questo è un mio limite, ndB) una macchina discografica non indifferente. Questo non piace all’italiano medio, perché la vede una cosa sporcalosca, un gioco di potere dei piani altri che si prendono gioco di noi.
  • X Factor vive di social network e Aurora Ramazzotti sui social è quasi più impopolaredel ministro Gelmini ai tempi della gaffe dei neutrini. Sebbene tale esposizione sia difficile da gestire per una ragazza appena maggiorenne, la Ramazzotti risulta genuinamente e innegabilmente antipatica: le esternazioni contro il figlio di Belén, e la ritrovata voglia di diventare un personaggio pubblico senza il benché minimo talento o predisposizione la hanno resa un personaggio particolarmente controverso. È pur vero che ha ancora 18 anni e una vita davanti, nessuno vuole escludere aprioristicamente che non sarà una conduttrice all’altezza della madre. Non è difficile capire quindi che il campo di battaglia di queste ore è stato Twitter (e in misura minore Facebook), tanto da dover costringere la produzione a diramare una nota ufficiale. Ma come si dice in gergo ‘meglio un buco che una toppa‘, e la nota ufficiale ha incattivito gli utenti più della notizia stessa. Nel comunicato Sky sostiene che è stata scelta dopo un provino e perché ha l’età dei ragazzi, è una fan accanita del programma ed è in grado di raccontare le emozioni meglio. E vabbè.
  • X Factor va su Sky, Sky è pagata profumatamente, Sky la guardano i laureati (ricerche di mercato indicano che il pubblico della satellitare sia più istruito di quello della generalista), quindi questi giochetti di potere non ci piacciono. È quello che devono aver pensato gli abbonati, che vedevano in Sky un’isola felice dove tutti sono nelle posizioni che meritano, i cognomi non contano, ci sono delle selezioni e alla fine vince solamente chi è più bravo. Sebbene non sappiamo come siano andate veramente le cose, lasciateci il beneficio del dubbio sulla veridicità dei casting per la scelta della conduttrice, perché le cantine della TV, di ogni TV, sono piene di ragazzi di talento, preparati, che hanno frequentato accademie e corsi, che adorano X Factor come Aurora e che avrebbero venduto la madre per un’opportunità così. Inoltre se proprio non si voleva puntare su un volto nuovo, le ‘panchine‘ hanno così tanti nomi ricchi di gavetta da poter pensare ad una conduzione a staffetta da qui al 2018.

Insomma a X Factor ‘c’hanno provato‘: hanno scelto la stellina nascente del gossip tricolore, più per le gaffes ingenue che per il cognome, hanno creato attenzione (seppur negativa) ma sempre attenzione, non si parla d’altro tra quarantotto ore, e alla luce dei motivi sopra elencati questo fa benissimo al lancio dello show. L’appuntamento è quindi per ottobre, quando inizierà il daytime e Aurora verrà massacrata anche se sfoggerà una conduzione da far impallidire Raffaella Carrà, perché è così che funziona.

Non È La Rai, 20 anni fa l’ultima puntata dello show: top 5 dei momenti più iconici

Tirate fuori i vostri jeans a vita alta, i vostri collarini e le zeppe della Fornarina perché oggi c’è da festeggiare: andava in onda il 30 giugno di venti anni fa l’ultima puntata dello show più iconico che gli anni ’90 potessero offrirci: Non È La Rai.
Irene Ghergo ma soprattutto Gianni Boncompagni realizzarono un format sconcertante per la sua banalità (ragazze-lolite poco più che adolescenti cantavano in playback, intrattenevano giochini stupidi con la gente da casa e ballavano sui brani dell’epoca) ma che ha registrato un numero di consensi inimmaginabile, sia durante la prima trasmissione (1991 – 1995) che nelle repliche notturne, spalmate durante questi anni in tutti i palinsesti di Mediaset e nel web.
Enrica Bonaccorti, Paolo Bonolis, ma soprattutto – per le ultime due stagioni  – Ambra Angiolini, la regina dello show, mattatrice unica, e fondamentalmente tra le poche che ha letteralmente sfondato, registrando ancora successi in TV, a teatro e nel cinema. A succedersi negli studi del Centro Safa Palatino di Roma, durante i pomeriggi di Canale 5 prima e Italia 1 poi, un sacco di altri nomi noti del piccolo schermo: Claudia Gerini, Lucia Ocone, Sabrina Impacciatore, Miriana Trevisan, Laura Freddi, Antonella Mosetti, Romina Mondello, Michela Andreozzi.

Un successo clamoroso per la prima emissione Fininvest a godere della diretta nazionale per un programma in daytime, che ha consiolidato la propria eredità culturale anche con la diffusione di merchandising ufficiale, molto in voga nel periodo di trasmissione (in tal proposito, come svelato da Spetteguless, il collettivo ‘Affatto Deluse‘ – ovvero le ex protagoniste dello show – hanno registrato un disco di brani celebrativi mai incisi sulle compilation ufficiali, in uscita oggi).
Ma furono tantissime – come sempre nei casi di trasmissioni così radicata nella cultura popolare – le polemiche: Vasco Rossi dedicò il brano Delusa proprio alle ragazze a Boncompagni per il suo comportamento ‘ambiguo’, diverse associazioni a tutela dei minori e dei consumatori si scagliarono contro lo show (ritenuto spesso provocante e per l’età spesso troppo giovane delle partecipanti), la bufera per la battuta su Ambra (‘Dio sta con Berlusconi, il Diavolo con Occhetto‘), la truffa storica del Cruciverbone e ancora la manifestazione femminista del 1994 davanti gli Studi Mediaset Palatino al grido di ‘Non siamo Ambra-nate‘. Tutte polemiche che ovviamente furono tutt’altro che dannose per il programma, anzi, lo aiutarono  – come spesso accade nei casi di opere controverse – a penetrare a fondo nella società di quel tempo. Lo dimostra il fatto che anche il recente 1992, produzione di Sky sul caso Tangentopoli, contenga diversi riferimenti allo show di Boncompagni.

Per provare a entrare un po’ nel mood dell’epoca ecco la classifica dei cinque momenti indimenticabili dello show

#5. Momento violenza su minori: durante il gioco nel quale Ambra veniva telefonata dai bambini, qualcuno – probabilmente una madre spaventata dal costo della chiamata – urla ripetutamente RASPA e fa cadere la linea. Suo Sadismo Ambra che fa? Ovviamente, ride.

#4. Emanuela Panatta, dopo essersi gettata dell’acqua gelata addosso – complice il pavimento scivoloso – cade rovinosamente in piscina, tra le risate generali. Ed è qui che Suo Sadismo Ambra, anziché soprassedere, dopo aver interrotto la diretta per scompisciarsi, ridicolizza davanti a tutti la poveretta lanciando ben due volte l’RVM della caduta.

#3. Monento non particolarmente trash, ma sicuramente iconico: le ragazze, invasate e scomposte, ballano uno dei brani simbolo della trasmissione, Please Don’t Go. C’è chi azzarda addirittura ruote e capriole, ma spicca come sempre Ambra, non ancora conduttrice, ma già evidentemente la più stronzetta lì in mezzo.

#2. Antonella Elia provò più di una volta a farci capire che forse le mancava qualche primavera: uno di quei casi è durante questa immotivata crisi di pianto durante la prima edizione. L’emozione della diretta? Non proprio. Venne ripresa dalla Bonaccorti per aver usato impopriamente il termine ‘handicappata‘ e non resse la botta della correzione davanti a tutti. La regia sadica ovviamente ha catturato tutto il momento, anche dietro le quinte. Leggendario il maglioncino della Bonaccorti.

# 1. Il mio momento preferito, del quale ogni frame è entrato nella storia. La truffa del cruciverbone ai danni di Enricona Bonaccorti. Una signora scambia il commento di Enrica ‘l’hai scelta tutta vuota’ per la definizione del cruciverba e – ovviamente imbeccata da qualche autore interno al programma – risponde ‘ETERNÌT‘, senza sapere la domanda, e senza avere lettere che potessero aiutarla. La reazione della padrona di casa è leggenda: ‘Io non voglio la suspance, voglio un mitra‘. La concorrente, che non fu denunciata da Fininvest, confessò di essere una sensitiva e di aver sognato la risposta la notte precedente. Arte.

Netflix in Italia a Ottobre, è ufficiale. Cos’è è perché era cosi atteso.

Sessanta milioni di abbonati in cinquanta paesi ad ogni angolo del globo, cento milioni di ore di programmazione, quasi quattro miliardi di fatturato l’anno e un curioso passato da noleggio di DVD. Sono questi i numeri di Netflix, la società californiana leader nel settore dello streaming online e on demand di contenuti video.

La piattaforma ha cambiato irrevocabilmente il modo di fruire della televisione negli Stati Uniti e in molti altri paesi del mondo, e dopo mesi (anni?) di tira e molla finalmente arriverà in Italia, ad Ottobre.
Ad annunciarlo è Wired Italia, che ha portato a casa una gustosa intervista esclusiva – disponibile nel numero di Giugno, a breve nelle edicole – al fondatore e CEO Reed Hastings:

Netflix sarà disponibile in Italia da ottobre, anche se non abbiamo ancora fissato il giorno esatto. Per cinquant’anni abbiamo avuto la tv lineare, ma ogni cosa ha il suo tempo e prima o poi viene sostituita: la tv del futuro sarà un grande iPad”.

LE FUNZIONI
Un abbonamento mensile darà accesso ad un catalogo praticamente perfetto di film e serie TV. Non solo le storie trasmesse dalle TV via cavo, ma anche produzioni originale, come Orange Is The New Black e House Of Cards.
Si potrà acquistare un solo ‘evento’ o una serie intera e concedersi una maratona  – il cosiddetto binge watching – mettere in pausa, rimandare la visione.

I PREZZI
Ancora niente di ufficiale, ma Hasting ha dichiarato che saranno in linea col resto dell’Europa. Presumibilmente 7,99 al mese, col primo mese gratuito.

I SEGRETI DEL SUCCESSO
La forza dirompente di questo ‘Spotify‘ dei video è che ha permesso di slegare l’utente dalla tradizionale – e un po’ superata – concezione settimanale di fruizione. Ora è il palinsesto che si spalma sull’utente, e non l’utente a dover modificare la propria quotidianità dei suoi appuntamenti preferiti.

Inoltre il grande vantaggio è il catalogo praticamente perfetto; come iTunes ci ha insegnato, la completezza dell’offerta è la chiave del successo. È riuscito ad inserirsi in un momento di morìa dell’industria dell’home video, schiacchiata dalla pirateria, ma rendendo legali – e a prezzi stracciati – le stesse pratiche che della pirateria furono il successo (contenuti tutto-e-subito, assenza di pubblicità).

PERCHE TANTO RITARDO?
Mesi, forse anni, hanno separato il lancio ufficiale dalle voci di corridoio che si sono rincorse a lungo. I motivi erano fondamentalmente due:

Inadeguatezza delle reti italiane; la banda larga è sempre stata considerata precaria per questo tipo di servizio;
– I diritti televisivi; i principali soggetti che li detengono per il nostro paese (sia di film e serie straniere che soprattutto di quelli italiani, fondamentali per il nostro mercato) sono restii a concederli e vorrebbero mettere in piedi loro un servizio simile – che poi sono Infinity e Sky Online.


DOVE VEDERLO?

Il servizio è disponibile su PC, smartphone, tablet, console e Smart TV.


E PER CHI NON VUOLE ASPETTARE…
È possibile aggirare i confini nazionali e sottoscrivere un abbonamento anche se non si risiede nelle nazioni in cui il servizio è attivo. Senza nessuna sorpresa la procedura è molto semplice (si tratta di fare un account e cambiare i Dns, vale anche sulle console), per il resto basta solo sapere l’inglese e si è nella semilegalità, i legittimi proprietari dei contenuti vengono pagati ma non i distributori italiani.

Maria De Filippi ammette: ‘Invito Madonna da 15 anni ma rifiuta sempre’

A quanto pare non tutti si piegano al volere di Maria la Sanguinaria: non solo Jovanotti, Vasco e Ligabue tra i grandi rifiuti che la De Filippi ha dovuto incassare mentre sceglieva gli ospiti per il suo faraonico Amici. Ai microfono di Blogo la Regina di Canale 5 ha confessato una sua passione segreta:

È pieno di artisti che mi hanno detto di no. Ti faccio un esempio: Madonna mi ha sempre detto no. Ma instancabilmente il mio ufficio le manda tutti gli anni il dvd. Ma i no sono un sacco. Anche Vasco Rossi. Ci sono degli ospiti a cui l’invito lo devi fare comunque perché sono importanti e illustri. Non mi vergogno a dire che mando il dvd a Madonna da 15 anni per C’è Posta per te e per Amici. E continuerò a mandarlo. Lei sarà libera tutta la vita di dirmi di no; ogni volta che vedrà il dvd dirà ‘cavolo, è quello stalker di Amici o di C’è Posta’. Chi se ne frega! Ma è giusto mandare l’invito.

Con l’occasione si sbilancia anche sul caso Raffaele – Bruzzone:

Non ho visto nulla di che rispetto alle altre imitazioni che ha fatto Virginia della signora Bruzzone. Però a volte il contesto, la visibilità o l’esposizione possono dare dei fastidi. Forse la Bruzzone si è sentita ferita, ma il fatto che sia finito lì e che, a quanto mi risulta, non abbia fatto nessuna querela dà la misura di quello che è stato

#TVmix – Torna La Talpa, Morgan contro X Factor, De Filippi verso Sanremo?

#TVmix è l’irresistibile rubrica nata dall’esigenza di raccontarvi le notizie più succose provenienti dal tubo catodico in un pratico formato pocket, così da poterle snocciolare coi vostri colleghi in pausa caffè senza però sembrare dei completi suonati che passano le ore a informarsi su questo o quel format.

La prima notizia, se confermata, avrebbe dell’incredibile: tornerebbe, su Italia 1, il reality-adventure più bastardo di tutti i tempi, La Talpa. Nei corridoi Mediaset non si parla d’altro, il clima è bollente come le mutande di Rocco Siffredi, che non a caso dovrebbe esserne il conduttore. La nuova ondata di popolarità che l’Isola ha regalato al pornodivo potrebbe aiutarlo a riesumare un format caro agli amanti del genere, in garage da ben otto anni. La terza ed ultima edizione, tra l’altro, vide come vincitore Karina Cascella (chi?!) e come ‘talpa’ Franco Trentalance altro ‘volto’ noto alle luci rosse.

Anche dalle parti di Sky non se la passano troppo bene: durante la conferenza stampa di presentazione di un festival rock, Morgan è tornato a tuonare contro la televisione, e in particolare contro X Factor, il talent che lo ha reso il giudice più longevo della storia di tutto il programma forse (ha perso una sola edizione), accusando la produzione di non averlo pagato e puntando il dito – ancora una volta – contro tutto il sistema ‘talent’, che sarebbe la tomba della creatività.
La risposta del gruppo di Murdoch non si è fatta attendere: ‘Fremantlemedia e Sky hanno sottoscritto diversi accordi che prevedevano un compenso complessivo molto generoso, ben al di sopra degli standard di mercato. La quota di spettanza dell’artista è stata invece sottoposta a pignoramento da parte di Equitalia Nord Spa, per il soddisfacimento di un credito.
Era inoltre presente una clausola che prevedeva un “bonus” legato al pieno e scrupoloso rispetto dei suoi impegni con la produzione che non è stato corrisposto perché Morgan ha tenuto più volte pubblicamente una condotta incompatibile con i principi basilari di professionismo’. E inoltre: ‘ Ciò ci amareggia come gruppo di lavoro che negli anni ha fatto tutto il possibile per aiutare e supportare l’artista nella propria complicata vicenda umana e professionale, andando molto al di là di quanto normalmente avviene nei rapporti tra emittente, produttori e artisti, con pazienza infinita‘.

Intanto in RAI fervono i preparativi per il nuovo Sanremo, e con l’occasione degli Oscar della TV – che vedono Carlo Conti e Maria De Filippi rispettivamente Uomo e Donna TV dell’anno – Oggi ha catturato una preziosa intervista doppia ai due fuoriclasse del piccolo schermo: ‘La ricetta del nostro successo? Siamo stakanovisti. Pensiamo più che altro a pedalare’. E se all’inevitabile domanda sul suo eventuale Sanremo-bis Conti appare cauto (Chi ha detto che farò di nuovo Sanremo? Non sono affatto sicuro di accettare!) la Lady Di Ferro del Biscione si sbilancia: ‘Il Festival di Sanremo può fare paura, perché, è inutile nasconderlo. È un programma impegnativo che richiede almeno un anno di lavoro, e io non ho tempo, forse nemmeno la competenza, per fare, che so, il direttore artistico. Ecco, se mi dicessero: ti vogliamo sul palco dell’Ariston ma solo per la conduzione, magari per una sera, be’ allora a queste condizioni lo farei, .’.

È tornato il Karaoke su Italia1: quattro buoni motivi per il quale ne avremmo fatto a meno

Qualora non ve ne siate accorti, sono tornati gli anni ’90. Il paradigma che vede i costumi e le tendenze di un decennio rivalutate dopo venti anni, e che negli anni ’00 ha permesso di riscoprire i plastificati eighties, si è abbattuto su di noi con una violenza tale da determinare e ridefinire i gusti in fatto di tendenza, musica, e ovviamente televisione.

E se l’operazione nostalgia è riuscita a Sky, che ci ha regalato un mese di Beverly Hills e Otto Sotto Un Tetto per promuovere il suo, per l’appunto, 1992, lo stesso non si può dire di Mediaset, che da questa settimana ha riproposto nel canale ggiovane del suo bouquet, in versione riveduta e corretta, il Karaoke che fu di Fiorello circa quindici anni fa.
Esatto, la Mediaset – e soprattutto l’Italia1 – che già negli ultimi lustri non ha brillato per innovazione ha deciso di buttarsi sul revival, profanando un cavallo di razza di quella TV commerciale, superficiale e caciarona che aveva fatto la fortuna di tanti.

L’operazione, sembrata ambiziosa e scellerata allo stesso tempo sin dall’inizio aveva destato più di un dubbio, rivelatosi poi legittimo. Anzi, ne ha sollevati parecchi:

– L’effetto ibernamento: il Karaoke sembra uscito direttamente dal 1995, ma non in positivo. Sembra un rvm scongelato, dove la sintassi del racconto non tiene conto che nel frattempo in tv è successo qualcosa, come ad esempio i talent, che hanno ridefinito le modalità di fruizione della musica nel piccolo schermo. C’è vintage di qualità e vintage antico e stantio, e il nuovo Karaoke attinge a piene mani dalla seconda categoria. Il padre di tutti i talent è diventato il nonno di tutti gli show.

– Il format: come detto rimasto invariato, senza nuovi guizzi, senza nuove idee, e non che in quasi vent’anni mancassero gli spunti di miglioramento, suvvia. È difficile che venga scovata la nuova Elisa, perché un giovane talento ha almeno altre tre vetrine, a tenersi stretti, sparse per Tv di Stato, commerciale e satellite per imporre il proprio discorso e non il quarto d’ora wharoliano di notorietà prima dell’ennesima replica di CSI. Il risultato è una fiera degli orrori di giovanotti annoiati di provincia, anziani in cerca di ribalta e casalinghe frustrate.

– La conduzione: Pintus non è Fiorello, e a ben pensare non si esagera nel sostenere che nessuno è come Fiorello, almeno in questo. Il paragone sarà ingeneroso ma è inevitabile se di decide di ricalcare uno stile da villaggio vacanze, onestamente obsoleto, che fece la fortuna del famoso codino, ma che in questo caso imbarazza addirittura lo spettatore. Risulta oscura quindi la scelta dell’ex Colorado, che porta a casa il compitino senza guizzi e che incassa così un altro duro colpo dopo la performance deludente di Sanremo.

– Collocazione spazio/tempo: la leggerezza di circa mezz’ora di show musicale, a meno che tu non sia il sempreverde Sarabanda (a proposito, ma riabilitare quello di show, recentemente osannato sui social dai nostalgici del genere? Moseca!) si confà al preserale estivo o quantomeno primaverile. La prima puntata in piazza, col (poco) pubblico coi maglioni e i cappotti pesanti ha conferito un sapore ancora più sciapo a tutto il piatto, che andrebbe consumato in piena estate come sottofondo mentre zio apre l’anguria in balcone e mamma condisce l’insalata di riso.

Sono bastate due puntate per massacrare l’antesignano di tutti i talent. Perché anche col trash si può intrattenere, anzi, è soprattutto con la leggerezza di trattengono le masse stanche da una giornata di lavoro e che in quello slot orario cercano di distrarsi lontano da talk strillati o ansiogene ghigliottine, e questo Italia 1 lo sa bene, avendo fatto di tale superficialità (benigna, per carità) la cifra stilistica di tutta la rete, persino del suo TG. Altri esperimenti riusciti in casa Berlusconi come Avanti Un Altro dimostrano che non servono le produzioni multimilionari di Sky per portare a casa un access prime time che non sia un accozzaglia di idee trapassate sul quale si pratica un immotivato accanimento terapeutico.

il mio #sanremo2015, pagellone e considerazioni finali

Ed è col tradizionale appuntamento dello speciale Domenica In che si chiude la 56esima edizione del Festivàl, il più nazional popolare degli eventi televisivi. Il Sanremo della ‘restaurazione’, il Sanremo a polemiche-zero, quello della consacrazione di Carlo Conti, ma non solo.

Ecco il mio personale pagellone di fine-Festival.
Carlo Conti: (8). Sicuramente il grande maestro di cerimonia, l’uomo che ha raggiunto numeri da fuoriclasse come non se ne vedevano da dieci anni, il rottamatore a cui va tutto il merito di aver rinvigorito questo vecchio carrozzone. L’ansia da prestazione (e da ascolti) diventa sicuramente marginale quando sei in video 365 giorni l’anno, festivi inclusi, ed è stata forse questo a favorire la dimensione familiare che Conti ha generato. La sua conduzione sussurrata, senza sbavature, certo senza picchi, ma sicuramente genuina e rassicurante ha convinto il pubblico in maniera trasversale, pubblico conquistato anche grazie ad un sapiente mix di ospiti pop, radical, gay friendly, giovani e meno, che ammiccassero alle nuove generazioni senza sconvolgere le prime file storicamente composte da mummie dell’Ariston.
Una conduzione come detto sobria, da tutti i giorni, ogni tanto al limite dello statico, tanto da aspettarsi ad un certo punto la ghigliottina come un’Eredità qualunque, però sicuramente il segreto del successo che nessuno, nemmeno ai vertici Rai, si aspettava.
Infatti, in ultima istanza, andrebbe sfatato il mito di ‘Carlo Conti nuovo Pippo Baudo’ come si è detto spesso in settimana, perché non è così. Conti ha portato a casa una conduzione meno autoritaria, meno cerimoniosa, meno maschilista. Il Carlo Conti di queste cinque sere è solamente un altro Carlo Conti, nuovo, e questo non è necessariamente un male, anzi.
Le donne dell’Ariston: (6). È difficile dare un voto per tre profili così diversi, ma proviamo a elencare pro e contro delle co-conduttrici (non chiamatele vallette!). Emma è stata una piacevole sorpresa, spesso ruvida nei modi, con un italiano non perfetto, ‘camionista’ come ci ha abituato nella sua gloriosa seppur breve carriera, ma genuina e diretta. Senza gobbo era persa, ha obiettato qualcuno, ma è pur vero che ci sono conduttrici, che fanno questo di mestiere e da anni che ancora non sanno andare a braccio, quindi la mancanza è risultata più che perdonabile. Arisa è rimasta ancora vittima della sua goffaggine, che i primi tre minuti è simpatica, dopodiché è imbarazzante anche per chi segue da casa. Iconico il momento ‘anestetico’, ma per il resto una sfilza di uscite fuori luogo che hanno fatto sbiancare, nel limite del possibile, più di una volta il conduttore.
Memorabile però il duetto sulle note de Il Carrozzone, a riprova del fatto che forse dal punto di visto canoro si sarebbe dovuto osare un po’ di più. Rocìo non pervenuta. Messa lì perché una bbona serve sempre, ‘fa tradizione’, ci fa chiedere: ‘possibile che non ci fosse niente di meglio in circolazione?’.
Il Volo: (6). Il risultato che più di qualcuno temeva. Gli outsiders lanciati da Mamma Rai che hanno fatto il giro del mondo e tornano a casa, gli enfant prodiges della Clerici sconosciuti ai più che sbancano. Era nell’aria già dalla seconda serata, trionfo doveva essere e trionfo è stato. Però non lasciamoci ingannare dalla carriera all’estero del terzetto: bei visini, belle voci, ma questa non è lirica né tantomeno opera. È pop con due giri armonici dal vago sapore epico, non è Bocelli, non è Placido Domingo. È l’immagine che il mondo si ostina a vedere dell’Italia, e che quindi sarà la chiave della vittoria all’Eurovision. Testo banalotto, ma indubbiamente in pieno stile sanremese. I ‘giovani vecchi’ vincono ma non convincono.
I look (7) e il caso Tatangelo: sebbene il livello generale sia stato incredibilmente sopra la media, nessun outfit orrido, nessun look al limite della denuncia, hanno spiccato per eleganza Nina Zilli e Anna Tatangelo (e Grazia De Michele la prima sera). E visto che l’abbiamo tirata in ballo non si può non gridare allo scandalo vedendo la signora D’Alessio neanche alla fase finale: il brano sicuramente non avrebbe cambiato le sorti della musica italiana, per carità, ma in gara c’era molto di peggio. Anna è ancora vittima del pregiudizio dei media per colpa di un marito così ingombrante, che oscura le doti canore innegabili. Ed è un peccato.
Gli ospiti: 8. Un immenso Tiziano Ferro ha aperto la manifestazione e così anche la passerella dei superospiti musicali. Sempre più Massimo Ranieri da giovane, ha visto su quel palco (come se servisse) la grande consacrazione che già aveva nelle classifiche e nei cuori di chi lo segue. Meno incisivo Antonacci, imbarazzante la Nannini, che ha sbagliato l’attacco come neanche all’ultimo casting dell’ultimo talent succede. Gli ospiti stranieri li ricorderemo per le grandi lezioni di umiltà che ci hanno lasciato, Will Smith e Charlize Theron su tutti. La musica internazionale è difficile da criticare (Ed Sheeran, Saint Motel e Imagine Dragons sono tutti nella Top 10 dei singoli più venduti). Onestamente evitabile la reunion di Albano e Romina. Evidentemente insofferenti l’uno dell’altro, nonostante il gettone di presenza sicuramente sostanzioso. Esperimento ‘tutti cantano Sanremo’ riuscito in parte: top i momenti ‘pop’ come Bastianich, ma anche il dottore guarito dall’Ebola, flop la famiglia Provvidenza e il playback della Cristoforetti.
Per quanto riguarda il caso Wurst non dovrebbe lasciare interdetti il fatto che Conti si sia rivolto all’artista con Tom (un lapsus, e poi è il suo vero nome comunque), quanto l’orario di trasmissione. Tanto valeva non invitarla proprio.
I fuoriclasse: personalmente le performance che ho preferito sono state quelle di Chiara, che pensavamo ‘bruciata’ con la scorsa partecipazione e votata alla causa dei ‘telefonini’, tornata sul palco con una nuova consapevolezza, Nina Zilli, elegante performer non un brano non eccelso (niente a che vedere con ‘Per Sempre’ di qualche anno fa) ma affascinante e travolgente, Lorenzo Fragola. L’eX-Factor ha giovato di un producer di razza che è riuscito a creare un’identità definita nonostante la brevissima carriera, con un influenza che appare anche nel testo del brano. Inarrivabile quanto a classe Malika Ayane, interprete sempre di brani sopra la media che però non riescono mai a vincere, e questa edizione non fa eccezione.
Le rinascite: sono tanti gli artisti che hanno avuto una fortuna travolgente nella seconda metà degli anni novanta e i primi anni zero, ma che non brillavano da un po’, e in questo Festival sono emersi Nek, vincitore morale che sta vivendo una seconda celebrità, Gianluca Grignani,con un pezzo sporco ma orecchiabile e Marco Masini, voce indimenticabile del suo tempo ingiustamente fuori dai giochi che contano per troppi anni, ma anche (seppur in misura minore) Raf, Alex Britti e Irene Grandi. In questo grande purgatorio sanremese vanno anche i talent ‘vorrei ma non posso’ come Dear Jack, Moreno e Annalisa, tre occasioni sprecate con brani forse non all’altezza.
I flop: falliti miseramente gli esperimenti Lara Fabian, tradita da un fanbase praticamente inesistente in Italia, e da una dizione che ha permesso di capire una parola su tre del suo comunque non eccelso brano, e i duetti: testo impegnato ma performance vocale di scarsissima qualità per Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi, e Biggio e Mandelli, sui quali era legittimo essere scettici sin dall’annuncio e che non hanno fatto cambiare minimamente idea, anzi. Trascurabilissimi anche Bianca Atzei e Nesli.
I comici(5): forse la grande pecca di questa edizione. Si è partiti con Siani (5): il problema del suo intervento non è stata la (seppur imbarazzante) battuta al bambino sovrappeso, quanto il monologo stesso. Le freddure sulla statura di Brunetta e sulla Salerno – Reggio Calabria? Veramente? Forse a Zelig dieci anni fa. Idem per Pintus, Cirilli e Panariello. Sorpresa positiva I Boiler e Rocco Tanica, con interventi geniali sempre sul filo del non-sense e ovviamente Virginia Raffaele (8), che per chi la conosce una sorpresa non è.
Le cover (5): una serata andrebbe eliminata di netto, reintroducendo i duetti di qualche tempo fa, decisione alimentata dal livello generalmente imbarazzante della serata. Hanno spiccato Se Bruciasse La Città di Nina Zilli, Vivere di Malika Ayane, Dio Come Ti Amo della Tatangelo, mentre la vincitrice della serata, Se Telefonando versione rock dei giorni nostri by Nek non ha reso la giustizia che l’immensità del capolavoro scritto da Maurizio Costanzo meritava.
Scenografia e regia (7): palco hi-tech e multifunzionale che non fa rimpiangere i fasti di Gaetano Castelli, se non fosse per l’assenza di una vera grande scalinata. Apprezzabile la trovata del tappeto rosso registrato un’ora prima della prima serata e la criticatissima lunga anteprima che però è servita anche a conoscere meglio i concorrenti meno noti. La vera rivoluzione del festival però è stata la gara delle Nuove Proposte in access prime time – prima serata, una nuova forma di comunicazione che si spera resterà tale nelle prossime edizioni, Carlo Conti o meno.

tina cipollari: ‘trono gay? magari. non sopporto l’omofobia’

Icona trash e quindi icona gay della nostra generazione, la ‘vamp’ di Uomini E Donne è tornata a parlare di uno dei tormentoni televisivi del mondo omosessuale, ovvero l’apertura del programma pomeridiano della De Filippi alle coppie formate da persone dello stesso sesso.
Incalzata da Gay.it la riccioluta opinionista ha dichiarato: Forse gli italiani non sono ancora pronti? O forse si alimenterebbero solo inutili polemiche? Gli omofobi ne approfitterebbero per farsi sentire, e mi creda io non li tollero proprio. E se magari un giorno ci sarà? Lì vi voglio”.
La chiacchierata è poi finita su temi come omofobia e l’evenienza di avere figli gay: ‘Chi è mamma, non fa differenze. I miei figli crescono nella piena libertà, io sono con loro sempre e comunque’.

Interrogata in merito al suo rapporto col mondo gay: “Sono una persona vera e dal carattere deciso. Una caratteristica che chi non affronta situazioni particolari non comprende. Io stimo e sono molto vicina al mondo LGBT, perché penso che il percorso di vita affrontato da questi ragazzi e ragazze, sia molto più complesso e tortuoso della maggior parte della popolazione.

 

I miei #musicawards

Apre lo show l’ormai onnipresente Laura Pausini, che sarà la mattatrice dello show con tre ingressi, forte del 25% di share del suo show ‘Stasera Laura’ in onda qualche settimana prima sempre su Rai Uno, per il quale è stata premiata dal Coni proprio sul palco. Nell’anteprima a lei dedicata sono state mostrate le scene tagliate del concerto a Taormina, e l’artista di Limpido, interpretando a cappella qualche strofa di Incancellabile, ha ribadito un concetto che è il fil rouge del suo nuovo tour: la lotta all’omofobia. Silenzio imbarazzato di Conti e Incontrada, terrorizzati dall’aver permesso la divulgazione di un messaggio del genere in prima serata sulla prima rete di Mamma Rai, e si passa alla seconda sorpresa di quest’anteprima: Kekko dei Modà e Emma interpretano dopo anni, sebbene non se ne sia sentita la mancanza, Arriverà, il loro brano sanremese. Performance vocalmente zoppicante e buttata sullo strillo verso il finale, ma almeno live; forse l’ultima della serata.

Per il momento lo show scorre veloce, sebbene la Incontrada sembri a proprio agio con le interviste più di Conti, conduttore prossimo venturo di Sanremo e al quale si richiederebbe un po’ di spigliatezza in più. Si continua con Francesco Renga che presenta il singolo sanremese, arricchito dalla collaborazione di un’impercettibile Elisa che irrompe sul palco ma dimentica di pettinarsi.
Pino Daniele ripropone intanto A Me Me Piace O Blues e Quanno Chiove, in una reinterpretazione suggestiva e riceve anch’esso un premio per le vendite del suo album.
Torna la Pausini con la sua Se Fuè/Non C’è dai ritmi latini, che apre ufficialmente la serata. Poi ancora Biagio Antonacci che si esibisce con due brani, i Modà con Gioia, e Alessandra Amoroso, che canta due pezzi ma su Non Devi Perdermi prende una stecca che ancora rimbomba sulle tribune del Foro Italico e sbaglia il testo nonostante il gobbo elettronico.
Uno dei momenti più attesi della serata è Ligabue, reduce dalle prime due date del Mondovisione Tour, che infiamma l’arena con Tu Sei Lei, erroneamente chiamata Tu Lo Sei dall’abbronzato conduttore. Il rocker emiliano porta a casa il premio per il disco più venduto dell’anno.
Torna anche Emma, che si esibisce con La Mia Città, il brano che all’Eurovision le è costato un imbarazzante ventunesimo posto.

Primo ospite internazionale, introdotto con un effetto ottico davvero suggestivo per chi stava lì, Lorde: la vincitrice di due Grammys visibilmente annoiata si è esibita con Royals, ha ricevuto un premio introdotto dall’inglese maccheronico di Conti e se ne è andata senza troppe cerimonie.
Lo show però scorre bene, la regià è dinamica, la scaletta veloce, il ritmo serrato. Ma arriva il primo momento evitabile: il solito Ballantini nei panni di Gianni Morandi interpreta un siparietto evitabile da avanspettacolo, insomma, da RaiUno.
Si riparte con la musica, e in particolare con quella di Marco Mengoni, che porta a casa un multiplatino e presenta il nuovo singolo La Valle Dei Re. Intanto terzo ingresso per la Pausini, in total black, e la sua Se Non Te: a consegnarle il premio Ennio Morricone, che ha re-arrangiato La Solitudine per il Greatest Hits.
Momento ‘Mondiali’ con Emis Killa e un gruppo di brasiliani: il brano è il nuovo singolo Maracanã. Intanto arriva anche Gigi D’Alessio, una Elisa sempre più spettinata e torna Ligabue con Il Muro Del Suono, che vince il premio della radio.

Secondo momento rap, Fedez campa di rendita con Cigno Nero, brano che va esibendo live da due anni ormai, impreziosito dalla scomparsa Francesca Michielin, vincitrice di qualche X Factor fa. Ancora idoli dei teenager sul palco: freschi freschi dell’uscita da Amici i Dear Jack incendiano il Foro, pieno di ragazzine accorse all’ultimo per loro. Nel parterre si assiste a scene di isteria che nemmeno per Ligabue. Parentesi Mario Biondi, e si passa a Moreno.
Altro ospite internazionale, George Ezra che si esibisce con la deliziosa Budapest e con un accenno del nuovo singolo Cassy ‘O. E porta a casa il premio della sony per i download digitali. Secondo ingresso per Biagio Antonacci e la sua Dolore E Forza.
Momento talent con i tre finalisti dei Music Awards Next Generation 2.0: I Moderni, Greta e Alessandro Casillo, che si esibiscono con alcune strofe dei loro brani. Medley per Max Pezzali che in coppia con Emis Killa canta L’Universo Tranne Noi e Sei Fantastica, ritirando il premio per Max 20.
A mezzanotte inoltrata arriva una biondissima Arisa, vincitrice di Sanremo che ripropone Controvento, seguita dai Club Dogo, relegati sempre alla notte fonda, che cantano Weekend e vincono premi singoli per Gue Pequeno e Jake La Furia.
Luca Carboni ritira l’oro per Fisico e Politico e chiude la serata Rocco Hunt, ormai quasi all’una di notte e Greta, che vince il premio ‘nuovi talenti’. Intanto si ringraziano gli assenti: Rossi, Mina, Celentano, Mannoia e Giorgia, annunciate ma assenti per motivi di lavoro la prima e di salute la seconda, Zero e Jovanotti.

Il primo grande difetto di questo show è la formula: non si possono premiare tutti. In un premio serve un minimo di competizione, come in tutte le grandi kermesse, con le categorie e con qualche altro stratagemma che però non si riduca ad essere una consegna indistinta di statuette. Questo però è un dramma tutto italiano: i big non vogliono mettersi in gioco, e questo lo dimostra il fatto che Sanremo sia snobbato totalmente da nomi come Vasco, Ligabue o la Pausini stessa. Il rischio di non vincere terrorizza i nostri artisti, e ogni show è una grande festa tra complimenti e sviolinate.
Altra pecca è stata la durata monster, quasi quattro ore: forse sarebbe stato meglio dividere in due serate da due ore, magari approfittando per far duettare i big e sperimentare un po’ di più, non schiacciandoli nel ritmo serrato di una scaletta che deve accontentare tutti. Inoltre i vincitori di Sanremo e i nuovi talenti si sono esibiti oltre la mezzanotte. Ultimo appunto l’abuso del playback, imperdonabile in una festa della musica.
La conduzione, sicuramente collaudata e che vede una promozione della Incontrada, assume doppia importanza in vista di Sanremo: da una parte l’immobilismo e l’inglese maccheronico di Conti sono giustificati dalla ‘leggerezza’ del premio, ma come se la caverà con la pressione della Città dei Fiori? Atroci gli intermezzi di Ballantini/Morandi, totalmente inutili, slegati dal contesto, e dall’umorismo raccapricciante. Non c’era bisogno di fare varietà, se sul palco ci sono i venti artisti più amati dello stivale.

Lo show non è stato sicuramente un Grammy o un Billboard: i mezzi sono quelli di Rai Uno e sarebbe utopistico aspettarsi la parata di stelle internazionali, per quanto i due ospiti siano stati selezionati in maniera accurata seppur non se ne sia approfittato a dovere per le interviste (prima volta in Italia di Lorde e la lasciate andare via così?), ma la regia è stata curata e dinamica, le pause pubblicitarie ben poche, e anche la scelta del cast: il solo fatto di stare su Rai Uno faceva temere una parata di mummie da schermo catodico, invece la presenza dei Dear Jack testimonia la voglia di una freschezza che sull’ammiraglia non si vedeva da tempo, senza abusare dei nuovi idoli come se si fosse su una MTV qualunque. L’alternanza di chi fa musica da vent’anni e chi da due settimane ha creato un’atmosfera adatta a tutti, che ha emozionato grandi e piccoli. La strada quindi è quella giusta, con le dovute modifiche, e la speranza è che l’anno prossimo i Music Awards (a proposito, ma glielo troviamo uno sponsor che dia un senso al nome? Anche Rai Music Awards, o Fimi Music Awards, o Italia Music Awards, andrebbero bene, ma non questa denominazione generica) sappiano imporsi definitivamente nel panorama dei premi tricolore.