Madonna è a Torino. Tutte le misure di sicurezza adottate

La Regina del Pop è finalmente in Italia, e se nella mattinata si è concessa una visita al Museo Egizio di Torino, stasera inizierà la serie di tre show previsti per l’Italia dalla scaletta serratissima del suo Rebel Heart Tour.

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Ovviamente il clima di forte tensione di queste settimane, dovuto agli arcinoti attacchi terroristici di Parigi che nelle ultime ore hanno visto proprio Madonna protagonista di una toccante interpretazione di Like A Prayer nella data di Stoccolma, hanno costretto la Polizia e gli organi di sicurezza ad innalzare le misure di sicurezza nei luoghi di grande affluenza, come concerti e partite di calcio.

Innanzitutto i primi posti di blocco attorno al PalaAlpitour sono iniziati alle 14; poi bisognerà superare tre barriere, tre cerchi concentrici con metal detector, cani antiesplosivo e identificazione col documento.
In ognuno dei tre blocchi che faranno da filtro per il numeroso pubblico atteso si controlleranno biglietti, borse e zaini. Sarà un po’ come affrontare i controlli aeroportuali prima di imbarcarsi, pertanto è altamente consigliato presentarsi ai cancelli almeno alle 17.00. Alle 18.00 verranno aperte le porte e alle 20.00 finalmente potrà iniziare lo show.
Dei 33.000 ticket venduti 1.300 sono stati acquistati online dall’estero: da Tonga, Arabia Saudita, Afghanistan, Francia, Belgio, e Gran Bretagna e saranno proprio quelli ai quali saranno riservati i controlli più stringenti.

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Ovviamente restano valide le precedenti disposizioni che vengono osservate in tutti i concerti; divieto di introdurre oggetti appuntiti e contundenti, macchine fotografiche professionali e bottigliette di acqua e in vetro.

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Ray Of Light! A Washington l’imperdibile meteo a ritmo di Madonna

Semplicemente pazzesco. È successo a Washington, durante le previsioni del tempo locali di DC: Mike Thomas ha deliziato gli spettatori con un segmento del meteo completamente ‘recitato’ coi brani di Madonna, in tour proprio sabato scorso nella capitale degli Stati Uniti col suo Rebel Heart Tour.

Il video inizia con Thomas che incoraggia il cameraman a seguirlo davanti lo schermo: ‘Don’t just stand there, let’s get to it, strike a pose, there’s nothing to it‘ ovviamente un omaggio a Vogue. E ancora ‘Life is a mystery and everyone must stand alone‘, ‘tell the rain not to drop, tell the wind not to blow ‘cause you said so‘, in riferitmento a Don’t Tell Me e un richiamo a Express Yourself (sunny days are like ‘diamond rings or eighteen karat gold, fancy cars that go very fast, you know they never last, no, no). Ma ancora Hung Up, Music, Holiday, Papa Don’t Preach, Borderline, Lucky Star e il finale con Like a Virgin: ‘Some parts of the region will be touched for the very first time by rain this month on Saturday

Raggiunto da Mashable, Thomas ha confessato che non è stato affatto facile realizzare il video: sono servite ben quindici riprese per avere il risultato finale.

Madonna si è lucchettata il profilo Instagram

Tanti, forse troppi, gli appelli che chiedevano a Madonna di chiudere il proprio profilo Instagram, o quantomeno di usarlo in modo proprio, dopo la serie di figuracce inanellate che forse Queen M ci ha ascoltato e ha deciso di chiudere tutto.

Non ha cancellato l’account, sia chiaro, ha solamente ‘lucchettato‘ il profilo, al quale si può accedere solamente se accettati da lei e dal suo staff. Cosa ci sarà dietro questa mossa? Vorrà creare hype attorno al tour in partenza giovedì? Il suo cast ha capito che erano più i danni che altro o semplicemente troppo vino? Lo scopriremo presto.
  

Dieci anni fa ‘Confessions On A Dancefloor’, arriva ‘Confessions10’, la riedizione limitata

Poche storie, poco meno di dieci anni fa usciva l’album pop-dance più influente degli anni ’00, sicuramente della discografia di Madonna: Confessions On A Dancefloor.

Per festeggiare questo anniversario, che sarà a Novembre precisamente, Piccadilly Editions pubblicherà una riedizione del meraviglioso disco, arricchito dal DVD dell’altrettanto meraviglioso tour, i video dei singoli estratti, tutte le performance televisive e nei club, delle foto esclusive.

57 anni di Louise Veronica Ciccone. Ma Madonna è ancora la regina del Pop?

Che lo vogliate o meno, è da oltre trenta lunghi anni che siamo sotto una dittatura. Una dittatura fatta di code alte, di reggiseni a punta, di croci in Svarosky, di fidanzati giovanissimi, di nei finti e spazi tra i denti, di cappelli da cowgirl e di body viola. È una dittatura silenziosa e subdola, che miete adepti accecati dalla venerazione, e che come ogni dittatura si è insinuata in un periodo di crisi sociale, visto che i chiassosi anni ’80 faticavano a sfornare un’icona universalmente apprezzata.

La dittatura pop che da trentatré anni ha plasmato la nostra cultura porta il nome di Madonna Louise Veronica Ciccone, per tutti solo  Madonna.

Andando indietro di poco più di tre decadi, proprio in questi giorni – precisamente il 27 Luglio – usciva ‘Madonna – The First Album‘, opera prima di questa giovane ragazza di Bay City, Michigan, terza di sei fratelli e con un po’ di sangue italiano nelle vene (i nonni erano di Pacentro, vicino L’Aquila). La storia di Madonna è piuttosto conosciuta: arriva diciannovenne a New York per studiare coreografia, con i soli, celebri, 35 dollari in tasca e, dopo aver provato i più diversi lavoretti che le garantissero almeno la sopravvivenza, provò a farsi notare dai produttori, catturando l’attenzione di Mark Kamins (Sire Records). In questo periodo inciderà Holiday, Everybody e Burning Up.
Proprio il successo di Everybody, trasmessa a manetta da radio e MTV (e complice la credenza generale che l’artista in questione fosse di colore, per il timbro della voce) garantirono a ‘Madonna‘, primo album omonimo del 1983, di portare a casa cinque dischi di platino, spianando la strada alla più influente delle artiste.
Madonna è ambiziosa, talentuosa e ostinata, e questo il pubblico lo adorerà.

Il trentennio a seguire è storia. Gli anni ’80 vedono la pubblicazione di Like a Virgin, Who’s That Girl?, True Blue e Like a Prayer. È l’era di Material Girl, La Isla Bonita, Into The Groove e Papa Don’t Preach, brani incastonati indelebilmente nella discografia di Madonna, che le saranno utili per rafforzare il suo status di Icona.
In questo periodo infatti lanciò la sua linea di abbigliamento low cost, Wazoo, disponibile nei grandi magazzini d’America, e che smuoveva massi di ragazzine disposte a tutto per assomigliare alla loro eroina. Quella che adesso sembra un’indegna accozzaglia di braccialetti in gomma, vistose collane e fiocchi per capelli era non solo la normalità, ma grande tendenza.
Accessorio di grande importanza fu il crocifisso, ‘sexy perché raffigura un uomo nudo‘, dichiarò Madge a Penthouse nel 1985. Certe dichiarazioni sacrileghe fecero storcere il naso a qualche benpensante, che non vedeva di buon occhio l’utilizzo di una simbologia sacra in un contesto decisamente profano come quello dello showbiz. Il video di Like a Prayer, in cui lei bacia la statua di un santo di colore, non viene visto di buon occhio nemmeno dalla Santa Sede: non a caso il Vaticano ‘impedirà’ a Madonna di recarsi in Italia, censurando i suoi videoclip.
Madonna è cinica, stronza e dissacrante, e questo il pubblico lo adorerà.

Gli anni ’90 sono i più variegati: si inizia col glamour hollywoodiano di Vogue, la più iconica delle canzoni, colonna sonora di Dick Tracy di Warren Beatty. Il successo del brano fu travolgente, lanciando in voga un ballo già diffuso nella subcultura gay di Manhattan, il voguing. Moviamenti delle mani intorno al viso, adottando attegimenti, sguardi e pose delle modelle, incitati dal motto ‘strike a pose!’. La Ciccone si esibì con Vogue agli MTV Video Music Awards di quell’anno con una scenografia in stile Marie Antoniette che fece grande scalpore.
I ’90 proseguirono con una svolta nell’immagine della postar di Baycity: il biennio 1992-1993 sarà quello più controverso della sua carriera. Escono infatti il libro erotico Sex , il film Body Of Evidence e l’album Erotica. Il libro, oggetto da collezione ormai fuori stampa, contiene foto che rappresentano le più recondite fantasie della cantante, tra cui sadomasochismo, omosessualità e ovviamente tante scene di nudo integrale. La pellicola fa guadagnare a Madonna il Razzie Award come peggior interpretazione dell’anno, e la critica in generale è tutt’altro che entusiasta del risultato.
Il disco, che si apre con la traccia omonima, dipinge la storia di Dita, una misstress sadomaso che insegna l’arte dell’erotismo attraverso la conversione del dolore in piacere. MTV lo relegherà alla programmazione notturna e l’album in generale non stupirà per vendite. La critica è feroce nel sentenziare: Madonna è in declino.
Fortunatamente la consacrazione da attrice arriverà nel 1996, con l’interpretazione di Eva Peròn nell’Evita di Alan Parker. Un Golden Globe ed un premio Oscar per la miglior canzone (You Must Love Me, di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber) aiutano Madonna a tornare sulla cresta dell’onda, rubando la parte ad artiste come la Streep, la Straisand e la Pfeiffer. Webber e Rice riveleranno in seguito di esser stati in ansia fino alla fine per la scelta: le doti vocali non sembravano all’altezza e quelle recitative uscivano da un periodo di grandi flop. La storia, e gli incassi, diedero ragione a Madonna.
Fine anni ’90: ennesimo cambio di stile. Esce Ray Of Light, trainato dall’omonimo singolo, e verrà ricordato da tutti come il migliore album di Madonna, quantomeno il più bello dai tempi di Like a Prayer. William Orbit produce il disco, orientato alle atmosfere techno ma allo stesse tempo introspettive. Cinque dischi di platino e tre Grammy apriranno il nuovo millennio.
Madonna è glamour, sexy e camaleontica, e questo il pubblico lo adorerà.

Anni duemila, ci avviciniamo ai giorni nostri. Si parte con Music, dove l’introspezione di Ray Of Light lascia al posto ad un album pop-dance (e se vogliamo anche un po’ country) che si rivelerà una macchina da copie, smerciando undici milioni di esemplari. Nel 2002 incide Die Another Day per il ventesimo 007, recitando anche un cammeo nel film: il brano riceve una nomination ai Golden Globe, lei l’ennesimo Razzie come peggior attrice.
Chiedete ad un qualunque fan di Madonna qual è il suo miglior album: levando sporadiche eccezioni, tutti vi risponderanno American Life. Aprile 2003, anticipato dall’omonimo singolo, esce l’album di Madonna che verrà ricordato come quello col peggior riscontro di vendite. Il primo video viene ritirato perché ritrae scene di guerra e morte durante una sfilata, e non serve a niente l’uscita del secondo singolo, Hollywood, per recuperare il danno: Madonna si era esposta troppo, ed il pubblico gliel’aveva fatta pagare. Performance memorabile di questo periodo è quella agli MTV Awards con Spears e Aguilera, in cui, uscendo da una torta nuziale sulle note di Like a Virgin, ‘sposa’ le due eredi vestite da lei. Come ogni matrimonio, la cerimonia finirà con un gustoso bacio saffico, del quale si è largamente parlato nelle settimane a venire. Il disco floppa clamorosamente, ma Madonna non si perde d’animo e prima fa una comparsa in Will & Grace, poi pubblica una raccolta di storie per bambini nel suo primo libro ‘Le Rose Inglesi‘.
Nel 2005 esce Confessions On A Dancefloor, capolavoro dance che spianerà la strada all’electro pop dei giorni nostri. Hung Up, Sorry, Get Together e Jump i singoli estratti, che grazie a video entrati nell’immaginario collettivo, garantiranno a questo disco sei milioni di copie smerciate solamente nei primi tre mesi. Madonna partirà col Confessions Tour (serie di show col maggior successo per un’artista femminile, record eguagliato solo da lei due anni dopo con lo Sticky And Sweet) dove porterà in scena glamour, sensualità, ma anche religione e politica: basti pensare a Live To Tell cantata su una croce di svarosky e Like A Virgin dedicata all’allora Papa Benedetto XVI. In questo periodo la Material Girl è inarrestabile: CD, tour, DVD, una linea di abbigliamento per H&M, partecipazione al Live Earth, performance di promozione in giro per il globo. Il flop di American Life viene presto dimenticato, e Madonna, a cavallato tra i primi e i secondi -anta, è la regina della dance.
Il ferro della dance si batte finché è caldo, e poco dopo esce Hard Candy, ennesimo album dalle sonorità discotecare che incendia i dancefloor di mezzo mondo, senza convincere la critica, che lo accuserà di essere un album pop senza troppe pretese. Sarà la base dell’ottavo tour mondiale, lo Sticky And Sweet.
Pochi mesi poco uscirà il terzo ‘best of’, Celebration, trainato dall’omonimo singolo di lancio.
Madonna è politicamente scorretta e introspettiva, ma sa ancora come divertire e divertirsi, e questo il pubblico lo adorerà.

Gli anni ’10 vedono la pubblicazione del terzo album dance consecutivo, MDNA, che senza infamia e senza lodi (e soprattutto senza il benché minimo straccio di promozione) porta a casa quasi due milioni di copie. Sarà il punto di partenza dell’MDNA World Tour, che sancisce una sacrosanta verità: il punto forte di Madonna sono i tour. Il disco non ha anima né personalità, fa scuotere i fianchi (grazie anche a scelte di produzione sapienti, e come Madonna nessuno sa scegliersi i collaboratori) ma senza troppi slanci. Convinzione condivisa infatti è che MDNA potrebbe essere benissimo un disco di una qualsiasi Miley Cyrus, non della Regina in carica. Qualcosa inizia ad incrinarsi nella carriera di Madonna, o meglio, i graffi iniziano ad uscire maggiormente allo scoperto.
Ultimo capitolo di questo romanzo giallo che sono gli anni ’10 è forse in più controverso: Rebel Heart. Queen M è intenzionata a riconquistare il suo posto nelle classifiche ma soprattutto nell’immaginario collettivo. Dopo l’assenza di promozione che ha contraddistinto l’era MDNA, il ritorno sulle scene prevede un’esposizione mostruosa, ospitate TV in Europa e partecipazione ai due eventi musicali più in vista dello scenario musical-televisivo, Grammys e Brit Awards. Il risultato di tutto il periodo promozionale è drammatico: il disco (qualitativamente ottimo, il più bello da Confessions On A Dancefloor del 2005 a detta di molti) si arena a 750.000 copie, un nulla rispetto a parentesi anche meno felici del passato, l’esibizione del primo, meraviglioso, singolo Living For Love dei Brit Awards la vede cadere rovinosamente dal palco, la scelta dei singoli è fallimentare, e soprattutto il disco viene leakkato con mesi di anticipo, creando grande attesa ma uccidendo commercialmente tutto il progetto. Inoltre, se solitamente al disastro discografico fa scudo il successo travolgente del tour, anche la serie di show prevista per sostenere questo tredicesimo studio album subisce un forte ridimensionamento: dopo un decennio si abbandonano gli stadi e si torna nei palazzetti. Va dato atto però a Madonna – e al suo entourage – di aver creato una scaletta orientata al suo pubblico più agée che vede oltre la metà dei brani previsti della prima parte della sua carriera, consapevole forse di dover coccolare i fan della prima ora piuttosto che le nuove leve distratte dalle sensation pop a loro più contemporanee.

Tornando alla dittatura di cui sopra, il marines Madonna ha dovuto assistere ad una innegabile parabola discendente negli ultimi anni, e non solo per le poche copie smerciate di ogni lavoro. Pubblico e critica sono d’accordo: gli attacchi politici sono diventate prediche, la sensualità è diventata ridicola, la tenacia si è trasformata in mania e il talento ha lasciato il posto all’immagine. La figura di carismatica e ambiziosa artista ha fatto spazio a quella di cinica stronza perfezionista, malata del controllo, macchina da soldi alimentata dal Dio marketing, iconica ma gelida, non più ambiziosa ma semplicemente e volgarmente arrivista. L’opinione pubblica ha cominciato a non perdonarle la vicenda dei figli ‘rubati’ dal Malawi, il naufragio di entrambi i matrimoni, la figlia avuta col personal trainer, le foto provocanti su Instagram, i fidanzati notevolmente più piccoli, l’ostentato giovanilismo reputato anacronistico per l’età anagrafica, la tenacia – seppur ammirevole – con cui negli anni ha cercato di ‘darsi un tono’ tra recitazione e regia. Anche il pubblico gay, da sempre grande sostenitore, inizia a vacillare, affascinato da un’altra leader altrettanto carismatica ma più giovane e più esposta: Lady Gaga.
Il colpo di grazia arriva quando BBC1, radio inglese tra le più importanti, lo scorso anno ha annunciato che non avrebbe trasmesso più Madonna perché troppo vecchia e con scarso appeal sulla fascia 14-18.

I consensi inziano a crollare e i dissidenti a farsi forti, e per quanto Madonna sia incontrovertibilmente la più inarrivabile delle dive, con influenze nella musica, nel cinema, nella moda e nella cultura del ventesimo secolo in generale, bisogna farci i conti: la concorrenza è spietata, i consumatori hanno affinato le loro proprietà selettive e il mercato musicale sta attraversando un evoluzione che richiede forte sprito di adattamento, sebbene quest’ultimo aspetto non dovrebbe spaventare la camaleontica artista che al grido di ‘Reinvent yourself!’ ha tirato su la più affascinante delle carriere.
Per questo ci chiediamo: ma secondo voi Madonna è ancora la regina del pop?

Madonna non si arrende al flop di Rebel Heart e annuncia il quarto singolo: Hold Tight

Non deve essere bastato a Madonna l’insuccesso commerciale dell’infame Bitch! I’m Madonna, la Regina del Pop ha deciso di scegliere addirittura un quarto singolo per l’era Rebel Heart.

Coming Soon è sicuro che si tratti di Hold Tight, brano scritto dalla stessa Madonna insieme a Toby Gad, Thomas Wesley Pentz, Maureen McDonald e Uzoechi Emenike. Il singolo sarà disponibile per la rotazione radiofonica da venerdì 24 luglio.

Madonna ce le ha già fatte a peperini col nuovo tour: ‘svelata’ la scaletta (con mesi di anticipo)

Levate Instagram alla tardominkia e nessuno si farà male. È il monito che mi sento di lanciare dopo aver visto Madonna mandare in barba tutta la strategia di hype attorno alla rivelazione della setlist del Rebel Heart Tour, la serie di concerti che passerà per Torino a Novembre. La Ciccone ha spiattellato sui social praticamente metà scaletta. Indizi non troppo velati – frasi o direttamente il titolo delle canzoni scelte, corredate da foto dell”epoca’ – hanno permesso ai fan di avere un‘idea di quali saranno i brani che verranno performati :

– Dress You Up, anno 1985, quarto e ultimo singolo estratto dall’album Like A Virgin. Non viene eseguita live dal Who’s That Girl Tour del 1987, esclusione fatta per un richiamo nella seconda parte dello Sticky and Sweet Tour del 2009.

 

Deeper And Deeper, anno 1992, era Erotica. Non la vediamo dal vivo dai tempi Girlie Show del 1993. (La versione malinconi-swing del 2004, targata Reinvention Tour manco la menzioniamo)

Who’s That Girl, colonna sonora dell’omonimo film, ebbe vita breve. Unico live, Who’s That Girl Tour, 1987. Fu inserita anche in Celebration, ultima raccolta.

– La vera canzone che non ti aspetti: True Blue. Traccia che da il titolo all’album del 1986, non viene eseguita dal 1987. Fu scritta per Sean Penn e pertanto – dopo la rottura – cadde nel dimenticatoio. Ultimo live, Who’s That Girl Tour.

Scelte davvero insolite e interessanti. Gli ultimi – meravigliosi – tour vedevano eseguito quasi tutto l’album in promozione, qualche traccia storica (Vogue, Ray Of Light, Music e Like a Prayer su tutte, brani che raramente sono sfuggiti alla setlist) e pochi momenti dedicati alla nostalgia più sfrenata e alla sperimentazione. Che Madonna abbia capita che sui giovani ha l’appeal di un documentario di Piero Angela e si stia buttando a capofitto sui froci attempati che l’hanno eletta Regina?

 

 

Milano Pride, su Facebook gli auguri di Madonna

Mentre in Italia le icone gay si riscoprono devote omofobe (citofonare Cuccarini), negli States prendono sul serio il ruolo delle paladine della comunità LGBT. È una delle parole che fa rima con icona gay è Madonna.

Ed è per il Gay Pride di Milano che arriva l’augurio che non ti aspetti: la regina del pop infatti ha mandato, tramite Facebook, le sue felicitazioni per la parata meneghina in difesa dei diritti dei gay. .

Madonna incontra Renato Zero con ‘Bitch, I’m Renato’: il video definitivo

Neanche il tempo di uscire, e il tremendo video di Madonna è già stato demolito dalla rete. Arriva però una reinterpretazione interessante; il format ‘passeggiata pazza tra costumi vistosi’ non vi ricorda già un’altra clip della tradizione italiana? Nel 1982 già il nostro Renato Zero girò, come sigla di Fantastico 3Viva La Rai’, video in cui l’istrione girava tra le maestranze di Viale Mazzini coi suoi esagerati costumi di scena.

A questo aggiungete l’infame brano estratto da Rebel Heart e il risultato è esilarante: ‘Bitch, I’m Renato!’.

‘Bitch, I’m Madonna’, il nuovo video di Madonna feat. Nicki Minaj (e tante altre!)

Atteso come il Natale, è arrivato Bitch I’m Madonna, il nuovo video di Madonna e Nicki Minaj. Peccato che nella grande festa pop di casa Ciccone (che se non risolleva le sorti del disco con questo pezzo può anche andare a cogliere le mele) ci sono, come promesso, anche Beyoncè, Katy Perry, Rita Ora e Miley Cyrus, ma solo in un poraccissimo collegamento video in differita. Solo Rita Ora è presente lì, mentre neanche il feat. Nicki si è degnato di presentarsi alle riprese della clip. Iconica Beyoncé che cita Vogue.

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