#sanremo2017, le pagelle alle canzoni (ma non a tutte)

Dopo averle date di santa ragione allo show, è ora di fare le pulci ai brani in gara. Ma non a tutti, a quelli che meritano – secondo chi scrive – una riflessione. Perché va bene parlare del nulla, ma a tutto c’è un limite.

Giusy Ferreri, 6 (di incoraggiamento): il pezzo prometteva di essere la nuova Roma Bangkok, ma oltre qualche passaggio orecchiabile la canzone non ha la forza di imporsi come capolavoro. Se a questo aggiungiamo delle esibizioni dal vivo al limite della decenza, il risultato è tristemente scritto. Il brano almeno avrà fortuna radiofonica. Occasione sprecata.

Elodie, 8: Tutta Colpa Mia è un brano in pieno stile sanremese, impreziosito dalla firma ‘arrabbiata’ di Emma Marrone, che addosso alla grintosa interprete restituisce uno dei momenti più bello di questo Sanremo. Con questa interpretazione un po’ à la Mia Martini conferisce credibilità al pezzo che, pur non cambiando le sorti del cantautorato italiano riesce a incastonarsi nell’immaginario di questo Festival.

Michele Bravi, 7: sullo storytelling social attorno al cantante si potrebbe disquisire per ore, ma non è questa la sede. Il brano ha un testo valido e un arrangiamento non particolarmente innovativo, quindi senza infamia e senza lode segna un debutto più che discreto per l’artista, che ricordiamo essere piuttosto giovane. Promosso.

Paola Turci, 9: questo brano ha tutto, testo intenso, melodia catchy, il travolgente talento di chi la interpreta e una storia (quella personale della Turci) nella quale è impossibile non immergersi e non empatizzare. Successo su tutta la linea per Paola che porta a casa anche un risultato in classifica oltre ogni aspettativa. Menzione d’onore per il look: è la donna vestita meglio del Festival.

Gigi D’Alessio, 8: è con rammarico che sottolineo che la svolta ‘adulta’ di D’Alessio non è stata totalmente capita. Mentre per i giovanissimi dei talent servono sette persone per confezionare un testo al limite della decenza, Gigi da solo ha dato vita ad un testo adulto e maturo che tratta tantissimi temi senza mai nominarli, in un arrangiamento orchestrale che ricorda l’ultimo Renato Zero. Poi Gigi è Gigi, o lo ami o lo odi. Se ti piace la cadenza partenopea leggermente accorata è perfetto, altrimenti no. Un’occasione sprecata, per un brano che meritava molto di più in termini di apprezzamento di pubblico e critica.

Sergio Sylvestre, 6: una gran potenza vocale e la firma prestigiosa di una certa signora Todrani non bastano all’imponente artista di Amici per superare la sufficienza. Sergio non ha ancora l’autorevolezza artistica e la presenza scenica per affrontare un pezzo così e per imporsi, restituendo una ballad semplice e sanremese nell’accezione negativa del termine: banale e prevedibile.

Marco Masini, 7: Il testo ha alcune passaggi nebbiosi, ma Masini è un gigante del palco, e le sue interpretazioni energiche e ‘violente’ hanno fatto scuola tra i giovanissimi. È da apprezzare che, a differenza dei colleghi di scuderia Zarrillo e Ron, ha deciso di non andare sul sicuro con un pezzo classico, ma si è messo in gioco con un testo ‘giovane’ scritto da giovani.

Fiorella Mannoia, 8: siamo chiari, il testo sfiora la catechesi per quanto è ‘buonista’, ma la Rossa della musica italiana va premiata per la scelta di essersi messa in gara pur avendo una carriera che probabilmente tutti e 21 i colleghi le invidiano. La presenza scenica è da grande maestra, la perfezione vocale a volte vacilla, ma anche i graffiati aggiungo all’interpretazione pathos e teatralità. Promossa a pieni voti.

Francesco Gabbani, 7 1/2. Gabbani è un grandissimo paraculo. Ritornello orecchiabile, testo contemporaneo, balletto contagioso. Ecco la ricetta del grande successo. L’idea che sia passato davanti alla Mannoia fa rabbrividire, ma il pubblico è sovrano, e Occidentali’s Karma è già tormentone. Pressoché uguale ad Amen, suo successo sanremese dello scorso anno, il brano scardina la tradizione sanremese della canzone d’amore e strappa un biglietto per l’Eurovision Song Contest.

Bianca Atzei 6: il brano della Atzei quest’anno era veramente piacevole. Bianca però subisce lo scotto della scellerata imposizione che la casa discografica e alcune radio fanno del suo personaggio, e questo provoca rifiuto. Ha una bella voce, ma il ‘personaggio’ Bianca Atzei non piace. C’è poco da fare.

Artisti su cui non ho tantissimo da dire: Meta, Moro, Comello, Samuel, Chiara
Artisti su cui è meglio che non parlo: Al Bano, Zarrillo, Ron, Bernabei, Clementino, i duetti.:

#sanremo2017, le pagelle dello show

Cala il sipario su Sanremo, è tempo di voti. Se i riflettori dell’Ariston per almeno dodici mesi si spengono, lasciando spazio a voci, gossip e indiscrezioni sui prossimi inquilini del teatro ligure, la domenica post-festivaliera è foriera di valutazioni a mente fredda.

Carlo Conti, 6
È un fuoriclasse del piccolo schermo si conferma – come se ce ne fosse bisogno – padrone del suo mezzo, ma senza brillare. Che è bravo è indubbio, ma la sua cifra stilistica, che trova espressione nell’essere ‘rassicurante’, ha virato pericolosamente verso l’assenza di personalità e piglio da padrone di casa. Nell’esigenza di far emergere l’impacciata co-inquilina spesso si è messo in secondo piano, privando lo show dell’effervescenza necessaria che serviva a mandare avanti la drammaturgia del palco. Rassicurato dai risultati e forse dal pensiero che questo fosse lo sprint finale, Conti ha estrinsecato la sua firma artistica nella scelta della collega, in alcuni colpi di scaletta e poco più. Il meritato riposo del guerriero è iniziato con una settimana d’anticipo, ma i risultati non ne hanno risentito, quindi poco male.

Maria De Filippi, 6
È uscita dalla comfort-zone del suo castello di ghiacchio fatto di troni da occupare, carte da far girare e buste da aprire e l’operazione si apprezza. Ma questo non è bastato alla più amata delle conduttrici per imporsi anche protagonista di una kermesse e del frullatore che rappresentano cinque serate consecutive di diretta. Guardando i gelidi numeri Maria porta a casa il risultato e può vantare quello che in sala stampa veniva chiamato ’effetto De Filippi’ sugli ascolti, ma dire che la sua performance sia stata memorabile è un’altra cosa. Si è resa protagonista di un gioco alla sottrazione che se nei format che padroneggia negli Studi Elios funziona, nel ‘baraccone’ di Sanremo lo depotenzia di tutto il.. fascino. A Sanremo anche venire meno alle piccole ritualità su cui si poggia (come rifiutarsi di scendere la scalinata) danneggia l’evento e ne spegne la luce sacra. Altra nota negativa: ad un certo punto sembrava che Maria si esprimesse per ‘tormentoni’, col fine ultimo di divenire una GIF. La sfilza di ‘ciaone’ inanellati nelle serate trasudavano la volontà di venir ripresa soprattutto su Twitter, dove c’è un (fastidioso) culto mariano per la bionda presentatrice.

Le canzoni, 5
I tre anni di Governo Conti hanno abituato ad un cast molto variegato, per età e per sapori, e anche quest’anno si passava dalla grandezza di alcuni nomi, all’ultimo vincitore di talent, passando per i ragazzi di Sanremo Giovani e qualche vecchia gloria appannata. Il risultato però non è stato il gradevole mosaico di stili che arredava le intenzioni di chi lo ha pensato, quanto una polpettone indigesto: c’era tanto marketing e poco cuore, trasversalmente, tra grandi e piccoli. Duetti improbabili, giovani vecchi, star appannate (e paracule) che hanno provato la strada del testo e giovanilista-a-tutti-i-costi: il grande sconfitto di Sanremo 2017 sono proprio le canzoni che, con alcune rarissime eccezioni, non sono state in grado di imporsi e di lasciare il segno. Pensare che per la tanto sbandierata qualità dei pezzi in concorso si è dovuto alzare il limite a 22 viene quantomeno da sorridere sotto i baffi.

Gli ospiti, 6 1/2
Sono finiti i tempi di Sharon Stone e Madonna. Ormai a Sanremo passano i soliti noti, qualche marchetta Rai, intervallati da uno o due colpacci internazionali. Due riflessioni: una sul termine super ospite, uno sull’utilizzo della ‘bellezza’ all’interno della kermesse festivaliera.
Super ospite è una parola abusata e, utilizzata per gli artisti italiani, offensiva dei partecipanti in gara. Perché Tiziano Ferro, uno che a Sanremo non ci ha nemmeno mai partecipato e ultimamente ci è andato un anno sì e uno no è SUPER ospite? Cosa lo rende super? Le vendite e gli stadi pieni? Giorgia, immensa artista, è superiore a Fiorella Mannoia? Se i grandi artisti non partecipano più a Sanremo è perché da qualche anno il titolo di super ospite viene assegnato in cambio di un tour fortunato e due dischi d’oro. È più facile salire sul palco, fare un medley con tre pezzi, che sporcarsi le mani con una manifestazione che però, sul palco, tutti incensano per l’importanza e la rilevanza sociale.
Passiamo poi alle bellezze: pare che un Festival senza gnocca non si possa fare, e allora, una volta destituite le vallette, per essere il più generalisti possiibile, bisogna infilare spacchi e scollature nel mare magnum del Tutti Cantano Sanremo: cosa hanno portato Annabelle e Anouchka al Festiva? Quale messaggio ha veicolato Marika Pelligrini? Qual è la ragione profonda dell’intervento di Tina Kunakey? Resta un mistero, e usare la bellezza fine a sé stessa solo per il gusto di vedere una scalinata sinuosa o un vestito di alta moda è quantomeno offensivo.

Tornando agli ospiti, menzione d’onore per Mika, Williams e Martin. Il primo ormai è un prezzemolino – tv, ma questo non gli impedisce di catalizzare l’attenzione grazie al suo talento e alla sua straordinaria forza comunicativa. Il secondo, nonostante abbia cantato solo un pezzo sul palco, si è reso protagonista dell’unico momento di show di tutte e cinque le serate: il bacio a Maria. Il terzo invece si è letteralmente sbattuto sul palco, con la bellezza di 7 pezzi interpretati, e quel gusto eterno da tormentone estivo che agli italiani piace tanto. Certo, povero Ricky, gli facciamo cantare ancora La Copa De La Vida?

Ultimo interrogativo: invitare artisti e band amati dai giovanissimi e in testa all’airplay radiofonico è ammirabile e lodevole, ma farli esibire a 00.40 e liquidarli senza più che le due domande di rito è inevitabile?

Maurizio Crozza e i comici, 7
La tigre di Discovery punzecchia ma non riesce a graffire mai, e il canovaccio dell’accostamento continuo (e spesso forzato) tra Sanremo e le dinamiche di Governo stanca dopo il secondo tentativo. Non mancano dei picchi di brillantezza, come sempre quando si parla del comico ligure, ma i risultati migliori sono quelli in cui Crozza demolisce gli accadimenti stessi del Festival, commentandoli col suo piglio pungente.

Quanto agli interventi comici, Sanremo è la Caporetto di ogni commediante: lo sa Pintus, lo sa Siani, lo ha sperimentato Crozza. Se quest’anno la situazione non è stata proprio drammatica è merito è del gentil sesso: Virginia Raffaele e Geppi Cucciari hanno ripreso in mano la risata nel Teatro Ariston: un po’ troppo spietata la prima con la sua Sandra Milo (ma come sempre perfettamente aderente al personaggio in voce, movenze e look), decisamente irresistibile la seconda, che si è contraddistinta per la sagacia con quale ha ‘demolito’ la presenza di Maria al Festival con uno squisito momento di meta-televisione, ‘C’è Sanremo Per Te’

Passando al trio Cirinna, Brignano, Insinna, loro vanno presi per come sono: nazionalpopolari. Bisogna prendere atto del fatto che c’è un paese reale che non viaggia alla velocità della Cucciari e non ride di un umorismo pop. Il trio fa quello che gli riesce, tra battute sull’abbronzatura di Conti, canzoncine e comicità da bar. Disastro invece per Montesano, con un monologo anacronistico e slegato dalla realtà: una disquisizione sulle processioni religiose. Un intervento che anche nel 1987 sarebbe apparso démodé.

Menzione speciale per il genio di Rocco Tanica: dispiace che l’ironia deliziosamente no-sense dell’ex Storie Tese sia relegata a tardi, ma forse meglio così. È una piccola isola felice, una boccata di genialità per gli amanti del genere. E per chi è in grado di capirla.

Regia, fotografia, scenografia, 7
Mentre nei talent show anche gli ultimi artisti arrivati vengono avvolti in scenografie (e coreografie) da Superbowl, a Sanremo gli artisti cantano immobili sulla loro stellina e paralizzati davanti la loro asta, ripresi con campo, controcampo, una steadycam che gira intorno e qualche campo lungo. Lodato il meraviglioso gioco di lamelle a cura di Bocchini, possibile che non si riescano ad inserire elementi scenografici che valorizzino ogni brano e lo rendano personale e con un minimo di respiro internazionale? Mentre aspettiamo, menzione d’onore per la scelta di catturare gli attimi precedenti e immediatamente successivi all’esibizione: una bella operazione che avvicina gli artisti ai fan, permettendogli di scoprire cosa accade nei momenti concitati attorno ad una performance.

Premio speciale a Francesco Totti, 10
Divertente, genuino, televisivo. Francesco Totti centellina le sue apparizioni, ma ogni volta è evento. Volontaria o meno, il capitano della Roma ha una carica comica che lo rende irresistibile e che, aggiunta ad uno charme di rara levatura, buca lo schermo e arriva diretto anche al più laziale dei telespettatori. Difficile pensare che – vista la carriera calcistica quasi al termine – nessuno gli abbia proposto un posto nel piccolo schermo, magari insieme alla moglie. Totti sta allo scherzo, è naturale e soprattutto totalmente privo delle sovrastrutture della televisione: lui pensa che sia opportuno accostarsi a Padre Pio parlando di calzini bucati? Lo dice. Pensa che Cheope Mogol si chiami Sciopè? La chiama sciopé. E se viene corretto ride divertito. Non dovesse trovare un posto da protagonista, sarebbe anche un’ottima spalla.