‘Posso parlare italiano stasera, Roma?’. Mika travolge il Palalottomatica, la recensione

Gli ingredienti per una serata memorabile c’erano tutti: un performer di invidiabile talento, un fan base adorante e un palazzetto stracolmo da settimane. La tappa romana dell’Heaven Tour di Mika si è confermata il successo che prometteva di essere.

Seconda data di un mini-tour italiano che ha già toccato Milano, e che toccherà Firenze nei prossimi giorni, quella di stasera è stata l’occasione di ricordare che Mika non è solamente il simpatico giudice di talent dalle giacche vistose e l’italiano zoppicante, ma un grande artista che ha davvero l’X Factor.

Lo show si è aperto con la title-track del quinto ed ultimo album dell’artista libanese, ‘No Place In Heaven’ per poi esplodere nella meravigliosa ‘Big Girls You Are Beautiful‘ e in Grace Kelly, brano che l’ha consacrato al successo nell’ormai lontano 2007.
La scaletta scelta ha avuto il merito di dosare i grandi classici – come i brani già citati, Happy Ending, We Are Golden, Relax (Take It Easy) – e le parentesi più felici del nuovo disco, permettendo al talentuoso artista di concedersi momenti movimentati di assoluto divertimento a momenti introspettivi piano e voce. Gran finale con ‘Lollipop‘, aiutato da Chiara Galiazzo che lo ha accompagnato anche in ‘Stardust‘.

Mika, semplicemente il meglio che il pop maschile possa offrire sul panorama mondiale. Carismatico, eclettico, grintoso. È saltato da una parte all’altra del palco mantenendo una vocalità eccezionale e senza rinunciare al suo marchio di fabbrica, il celebre falsetto. Ovviamente di basi pre-registrate che possano far pensare ad un utilizzo dell’abusato playback nemmeno l’ombra.
Molti inoltre i segmenti ‘parlati‘, in cui Mika ha interagito – rigorosamente in italiano, nel SUO italiano – col pubblico, emozionando ed emozionandosi. Estremamente toccante la coreografia creata con le torce dei telefonini durante ‘Underwater‘.
Solamente tre gli outfit sfoderati dal cantante, che però ha animato i look con togli-e-metti di giacche e blazer nascosti strategicamente nella scenografia.

Nota di merito anche alla band, che oltre ad aver interagito simpaticamente nello show, ha saputo seguire i ‘colpi di testa’ di Mika, e regalando versioni dei brani eseguiti mai banali, ma senza stravolgimenti. Unica nota meno positiva la scenografia: un palco semplice (e senza l’ormai inevitabile passerella che aiuta più fan a raggiungere il sogno di vedere il proprio idolo da vicino), l’assenza totale di maxischermi che oltre ad esigenze di scena possono servire alle ultime file a vedere meglio, hanno reso la scenografia complessivamente ‘povera’. Non ha poi aiutato l’estremizzazione del tema del cartoon-fantasy (che ha sempre accompagnato l’artista) con gli sfondi bidimensionali dipinti, lasciando l’impressione della recita scolastica di fine anno versione XXL. Degna di nota la palla da discoteca di glitter che ogni tanto saliva e scendeva dal palco.

Complessivamente Mika ha portato a casa uno show ‘immaturo’ nella messa in scena ma ha consacrato, come se servisse, il talento immenso di un’artista che ha saputo imporsi sul mercato con un genere leggero ma non facile, e soprattutto l’amore che questo paese prova per lui.

Annunci

Gay Village torna dal 18 Giugno, intanto Top 5 delle sigle più belle.

18 Giugno 2015, segnatevelo sulle agende, torna il Gay Village di Roma. Se per qualche informazione in più dovremmo aspettare comunicati ufficiali, possiamo ingannare l’attesa con una serie di speciali dedicati alla kermesse estiva più amata da tutti i romani, gay e – negli ultimi anni – etero insieme.

Una delle cose che personalmente attendo di più ogni anno del Gay Village è la sigla, la colonna sonora che accompagna per tutta l’estate le serate di divertimento genuino che chi frequenta ‘er Village’ conosce bene. Se negli anni precedenti le sigle erano formate perlopiù da patchwork di spezzoni di clip di musica pop, negli ultimi anni – circa dal 2010 – sì sono trasformate in veri e proprio gioiellini di musica e fotografia, con loro concept ben definiti e tracce che riescono a camminare sulle loro gambe anche nelle chart dance. Il tutto condito dall’irresistibile fascino di quel ‘minimondo‘ di drag queen, DJ, dancers, vocalist, che infiammano il palcoscenico delle realtà LGBT invernali e che si ripropongono per una loro versione estiva, se possibile ancora più pazza e scatenata.

#5. Gay Village 2011

L’edizione numero dieci del GV ha portato con sé la sigla che mi piace di meno degli ultimi anni. Forse per la fotografia caotica e amatoriale, forse per l’imbarazzante inglese del siparietto iniziale ‘Are You Kidding?‘ o per le coreografie un po’ volgarotte di un Marco Garofalo forse non al top della sua forma, ma è la sigla che mi ha colpito meno. Un peccato perché è l’unica sigla nella quale la protagonista è la pazzesca drag singer Daniel De Co‘ (recuperate subito  la sua What A Feeling se non la conoscete!).

4. Gay Village 2012 – You’re My Disco

Barbara Tucker e Giangi Cappai alla guida della sigla dell’edizione numero undici, quella con una delle campagne pubblicitarie più di impatto di sempre. Infatti venne ‘distrutto’ un caposaldo della cultura machista italiana, il pallone, e i cartelloni rappresentavano un calciatore in calzettoni e tacchi. Nel video si vede un baldo giovane che prima dell’allenamento con gli amici del calcetto sta provando per uno spettacolo drag con La Pepa e gli altri.

#3. Gay Village 2014 – Play For Love

L’ultima sigla del Gay Village Stadium, quella dello scorso anno, che vedeva come tema lo sport. Infatti la sigla, girata nella cornice splendida dello Stadio Olimpico, vedeva due timide coppie di giovani ‘corteggiarsi’ durante una sessione di allenamento all’aria aperta. Sarà poi l’intervento degli inarrivabili Karma B, due cupidi moderni in piume e paillettes a unire i ragazzi. Di tracce ce ne sono state di più potenti, e le animazioni finali (Luxuria che accende una fiamma con le mani alzate non ve la posso proprio perdonare) penalizzano un po’ il tutto, ma resta una di quelle col messaggio più bello. Menzione d’onore per i due protagonisti, due manzi che levatevi proprio!

#2. Gay Village 2013 – Free Your Mind

https://www.youtube.com/watch?v=MAuxdg_uH

Il concept più bello, la canzone tra le più bella e una fotografia pazzesca. La sigla del dodicesimo Village è un manifesto visivo alla libertà e anche la canzone, interpretata da Kristine, Kevin DeLite, è una traccia validissima. Il video, in cui il ‘popolo’ è oppresso da uno scudo che reprime i comportamenti contrari al regime mi mette i brividi anche ora che lo rivedo, mentre scrivo questo post.

#1. Gay Village 2010 – You’re The Best

La prima sigla della ‘rivoluzione‘. Idea più simpatica e meno ‘impegnata’ della #2, ma quella della sfilata ‘occupata’ dal mondo Gay Village fu fantastica (poi erano gli anni del boom de Il Diavolo Veste Prada, e l’idea di questa Miranda Priestley rapita fu un colpo di genio), come l’idea delle sexy ballerine che danzano vestite da ‘sequestrate’. Con la partecipazione, tra gli altri, di Monique De Torbel, il video termina con l’equilibrio di questa sfilata piena di persone ‘perbene’ turbato da una passerella di veri e propri freaks, tra ballerine oversize, drag queen e il contributo finale – che fa sempre là differenza – dei Karma B.

Mondo Drag: al Gay Village arrivano i Drag Factor Awards + 20 Anni di Karma B

11270295_426225077555617_5262475267631536065_o

La campagna pubblicitaria non è ancora iniziata, ma il Gay Village – la kermesse estiva romana dedicata al mondo LGBT – già vanta in cartellone un evento che non passerà inosservato. Il 16 luglio andrà in scena la prima edizione dei Drag Factor Awards, la premiazione che incoronerà le migliori performer in tacchi a spillo di tutta Italia.

Come ogni serata di gala che si rispetti, gli scettri di regine dell’intrattenimento in paillettes saranno assegnati secondo una divisione in categorie: Best Make Up (trucco), Best Headwork (parrucca), Best Outfit (vestito), Best Lip Synch (playback), Impersonator (imitazione), Dancing Queen (coreografie), Comedy Queen (capacità di intrattenimento), Voice Queen (capacità vocali), Best Drag Mama (drag queen.. d’annata!) e Male Queen.

Nato da un’idea di Era Splèndor (già nota al grande pubblico per la partecipazione a Tu Si Que Vales, Canale 5) e di Drag Race, concorso nazionale per drag queen, i Drag Factor Awards hanno visto come selezionatori gli eccellenti Karma B, Tiffany Romano, Simone Farag, Polena De Kastor, che hanno scelto sei partecipanti per ogni categoria, che verranno sottoposti al giudizio di una giuria tecnica (50%) e dal televoto social (50%) che sta infiammando la pagina Facebook dell’evento proprio in questi giorni. Sommando i voti i candidati verranno dimezzati e premiati proprio sul palco del Gay Village dalla esplosiva Vladimir Luxuria, già direttrice artistica.

Ma non è tutto, perché c’è un altro appuntamento imperdibile per gli amanti romani del mondo drag: Lunedì 1 Giugno i riflettori si accenderanno sul Teatro Centrale di Via Celsa per celebrare i vent’anni del duo di drag queen più famoso d’Italia, i Karma B, che porteranno in scena uno speciale della loro serie di spettacoli ‘Dive Divine: 20th Celebration‘. Club, TV  e tanto teatro per la coppia di intrattenitori che in due decadi hanno sempre saputo coniugare la trasgressione ad un’estrema cura per i dettagli, rendendo le loro performance delle opere d’arte pop.

Sul palco insieme a loro non mancheranno ovviamente amici e colleghi del mondo gay romano e non: Fuxia, Daniel De Cò (Forte Forte Forte, RaiUno), Kastadiva, Sophie D’Ishtar, Kevin Delite, La Pepa e Polena De Kastor.