Nasce a Roma ‘Refuge LGBT’, la prima casa-famiglia per la comunità LGBT

La prima casa di ospitalità per persone omosessuali e transgender sorgerà a Roma, e verrà dedicata a coloro che hanno subito violenze e discriminazioni, anche nell’ambiente domestico, e hanno bisogno di un rifugio. L’iniziativa sarà presentata oggi, giovedì 18 giugno, a Palazzo Doria Pamphilj, in una serata di gala in favore delle attività di Anlaids Lazio e del progetto di Croce Rossa Italiana e Gay Center.

Il progetto si chiama ‘Refuge Lgbt‘, ed è nato in seno al comitato provinciale romano della Croce Rossa insieme all’associazione Gay Center con il sostegno della Regione Lazio: è la prima casa di ospitalità temporanea in tutta Italia. L’obiettivo è quello di aiutare le persone vittime di discriminazione a superare i traumi che hanno subito per il loro orientamento sessuale. La casa, gestita da personale qualificato, fornirà assistenza gratuita agli ospiti, integrando i suoi servizi con quelli offerti dal territorio. Nella struttura, anche la Croce Rossa di Roma offrirà supporto psicologico e legale, orientamento scolastico e professionale, oltre che mediazione culturale e con i servizi sociali.

Il progetto Refuge Lgbt di Croce Rossa è rivolto alle persone vittime di discriminazioni, per offrire loro non solo accoglienza e supporto ma un vero e proprio punto di partenza per riprendere in mano la propria vita. Vogliamo partire da Roma per creare quella rete che segua il modello francese che ci ha ispirato” ha dichiarato Flavio Ronzi, presidente di Croce Rossa Roma.

Ovviamente c’è un bisogno matto di fondi:

Banca: bonifico intestato a Croce Rossa Italiana – Comitato Provinciale di Roma, presso: Banca Etica, IBAN IT70S0501803200000000214707, codice BIC: CCRTIT2T84A

Posta: conto corrente postale n.°: 000000214707 intestato a Croce Rossa Italiana – Comitato Provinciale di Roma

Annunci

Ricky Martin scrive ai figli per il Times: ‘Si può essere se stessi, si può essere diversi’

Per Matteo e Valentino,

fin dal primo momento che siete stati tra le mie braccia vi ho detto quanto fossi incredibilmente grato, onorato e benedetto di essere vostro padre. Ma io non credo di avervi mai detto come avete cambiato la mia vita.Per anni, l’unica cosa che nel mio cuore è sempre stata chiara era che volevo diventare padre. L’ho spesso sognato e ho trovato forza e ispirazione da quella possibilità.

Quando questo sogno è diventato realtà non potete immaginare la gioia e le emozioni che mi hanno inondato. Ero in trepidante attesa del vostro arrivo, contavo i giorni, le ore, i minuti, fino al giorno del parto. Devo aver letto tutti i libri pubblicati sulla genitorialità, preparandomi per il vostro arrivo. Poi, finalmente, la prima volta che vi ho tenuta tra le braccia, il mondo per me si è fermato.

La sensazione più bella e indescrivibile ha preso il sopravvento. Ho sentito la forma più pura di amore per la prima volta nella mia vita. Eravate con me, e sapevo che ero il più fortunato e felice l’uomo del mondo!

Da quel primo momento, il mio cammino con voi due è stato pieno di gioia e di avventura. Abbiamo viaggiato il mondo insieme da quando avete due anni. Noi impariamo cose nuove ogni giorno, e mi stupisco per quello che fate. Mi avete fatto diventare una persona migliore e mia avete ispirato, come quando ho scritto il mio primo libro per bambini.

Il vostro amore mi ha dato la forza di vivere una vita onesta. Una vita di coraggio e di trasparenza, che mi riempie di grande orgoglio e di pace. Mi avete fatto un regalo incredibile e io sarò sempre grato a voi.

Se c’è qualcosa che voglio che voi sappiate, a parte il mio incondizionato amore e quello della nostra famiglia e degli amici, è che si può essere se stessi. Non bisogna mai lasciare che qualcuno o qualcosa vi facciano sentire ‘diversi’.

Qualsiasi cosa decidiate di essere o fare, io sarò sempre al vostro fianco. Vi amo.


E basta.

Gay Village 2015: lanciata la campagna pubblicitaria + LIVE CONFERENZA STAMPA

A pochi giorni dal via ufficiale ecco che arriva puntuale la campagna di comunicazione di Gay Village, la kermesse romana dedicata (non solo) al mondo LGBT capitolino.

Se due anni fa fu il ‘libero stato’ il main theme della manifestazione, e lo scorso anno lo ‘stadio‘, quest’anno, come annunciato, la campagna è incentrata sul tema Expo, in particolare sulla fattoria.
Due, intanto, i banner lanciati sui social network, che vedono due bei giovani intenti ad annaffiare palle da discoteca e microfoni.

Prezzi, orari, eventi – e il resto della campagna – saranno resi disponibili nella conferenza stampa di oggi, che prenderà il via alle 11 nella meravigliosa cornice del Vivaio Le Mura, a Caracalla.

11037887_335929153260064_6997997930604621363_n

10325356_10153309974658614_8856665564147514364_n

Gay Village 2015, le prime novità ufficiali: tre piste e Simona Ventura madrina.

Una settimana e il Gay Village di Roma aprirà di nuovo i battenti! In attesa della conferenza stampa di martedì prossimo, iniziano a trapelare le prime informazioni ufficiali sulla quattordicesima edizione dell’evento gay friendly più importante del centro Italia.

A raccogliere le prime indiscrezioni è Marco Pasqua sul Messaggero di Roma, ed in breve saranno:

Simona Ventura madrina d’eccezione per la serata inaugurale, Giovedì 18 Giugno. Sul palco sarà accompagnata dalla direttrice artistica, confermata, Vladimir Luxuria e Imma Battaglia, una delle fondatrici di Gay Village;

– La superficie più grande di addirittura mille metri quadrati permetterà, per la prima volta, una terza pista: oltre le consuete pop e house ce ne sarà una ‘alternativa‘ con DJ di fama internazionale. I resident sono confermatissimi: Brezet, Mattia Matthew, Gaia Logan e Paola Dee;

– Il privé raddoppia la dimensione e accoglierà gli ospiti della kermesse. La sua gestione è affidata ad un mostro sacro delle pubbliche relazioni, Alfonso Stani;

– La sigla, un appuntamento imperdibile, è in corso d’opera e – come suggerito dalla pagina Facebook nei mesi scorsi, cavalcherà il tema di Expo e toccherà i temi di corpo, mentre e nutrimento.
Come l’edizione passata, lo sport avrà importanza centrale: grazie ad un accordo siglato con la Fipe, ci saranno esibizioni di pesistica, che vedranno scendere in pista anche atleti olimpionici.

Per tutti i dettagli l’appuntamento è Martedì 16 Giugno, dopo la conferenza stampa ufficiale.

Giugno LGBT, i 3 libri must have nel mese dell’orgoglio gay

Che giugno sia il mese dove la comunità gay rivendica il proprio orgoglio ce lo hanno già ricordato il fiorire di Gay Pride cittadini che sta colorando lo stivale, ma anche iniziative di grandi marchi, come Adidas con la sua linea di scarpe rainbow e Leone che ha lanciato un packaging ad hoc delle sue celebri pastiglie.

Ma lo sconsolante dibattito politico di questo periodo sta portando sempre di più i riflettori sulle tematiche LGBT, e la letteratura non resta a guardare; infatti sugli scaffali delle librerie (soprattutto grazie alla collana Strade Blu di Mondadori) sono arrivate storia di quotidiana normalità che provano ad abbattere le differenze con la naturalezza di un racconto. Storia d’amore, storie vere, emozionanti lettere: ogni espediente è buono per portare quel pizzico di arcobaleno nella vita di chi ci relega ancora a cittadini di serie B.

Nel mese dell’orgoglio ci sono tre testi, italiani, che mi sento di consigliarvi. Alcuni sono disponibili già da un po’, ma qualora non li abbiate ancora letti questo è il momento giusto.

Ferzan Ozpetek – Sei La Mia Vita [Ed. Mondadori, 2015 – 218 pagg. 17€]

Sei-la-mia-vita L’arcinoto regista e sceneggiatore turco naturalizzato italiano, alla sua seconda prova da scrittore, ci regala un opera completamente dedicata a Simone (nel romanzo Valerio), il suo compagno di vita da quindici anni. La storia è ambientata in macchina; i due sono in viaggio verso una casa di campagna poiché a Valerio è stata diagnosticata una forma di demenza precoce, e Ferzan decide di abbandonare affetti e lavoro per iniziare una nuova vita assieme al grande amore della sua vita, lontano da tutti, solamente loro due. Non prima di ricordare i momenti più belli della vita che si lasciano alle spalle.
Una storia drammatica ma delicata e piena di speranza, che racconta – con la giusta mescolanza tra verità e fiction – la sua storia (l’arrivo a Roma ,l’incontro con Valerio/Simone, i primi successi cinematografici), attingendo a piene mani da quegli universi narrativi che ne hanno fatto la fortuna come regista; ci sono le tavolate conviviali de Le Fate Ignoranti, il vecchietto de La Finestra Di Fronte, la malattia di un’amico come in Saturno Contro, ma ancora riferimenti a Magnifica Presenza e un’Italia ormai dimenticata di fine anni ’70, quella in quale la spensieratezza della nascente comunità gay è stata devastata dall’incubo AIDS, che iniziava a mietere le prime vittime.

Carlo Giuseppe Gabardini – Fossi In Te Io Insisterei [Ed. Mondadori, 2015 – 241 pagg. 17€]

fossi-in-te-io-insisterei-732x1024Il secondo libro è più di un racconto; sono tanti racconti. È la storia di una vita buttata giù come lettera ad un padre che è scomparso, un tema caro a molti lettori. In questo libro Gabardini (Olmo di Camera Cafè, in maniera riduttiva, per i più) scandagli la propria infanzia, il rapporto coi genitori e i fratelli, le prime pulsioni amorose verso i ragazzi (ma anche le ragazze), il tutto tenuto fermo dal collante della propria carriera e dell’accettazione di sé come omosessuale. Uno snocciolarsi di eventi comuni, oltre la sessualità, nel quale è impossibile non riconoscersi.
Prima il sogno di diventare attore, poi la bocciatura alla Scuola Di Arte Drammatica che lo fece vacillare verso la strada dell’avvocatura (più per far contento il padre che per vocazione), e poi ancora il grande successo come attore e sceneggiatore.
La lettera è un diario struggente – ma con irresistibili elementi comici – ‘sulla vita ancora da vivere‘ come recita il sottotitolo, dove Carlo Pepe racconta la forza che ha dovuto trovare per affrontare la vita: “Venir fuori”, mostrarsi per chi si è realmente, urlare cosa si desidera per la propria esistenza, non concerne solo la sfera sessuale, riguarda il nostro senso di stare al mondo. Fare coming-out significa cominciare a vivere». Quindi non solo un manifesto al coraggio di gridare chi si è nel senso sessuale del termine, ma una grande metafora della vita intesa come lotta alla paura.
P.S.: per farvi un idea del Gabardini-pensiero non potete non leggere la sua lettera a Repubblica e vedere il suo video La Marmellata E La Nutella (Ci Si Innamora Di Chi Ci Si Innamora).

Claudio Rossi Marcelli – E Il Cuore Salta Un Battito [Ed. Mondadori, 2015 – 216 pagg. 19€]

e-il-cuore-salta-un-battitoUltimo in ordine di uscita è questo libro, autobiografico, di Claudio Rossi Marcelli. Giornalista, tiene su Internazionale le rubriche ‘Le Regole‘ e ‘Hello Daddy‘, omonima al suo primo romanzo del 2011, edito sempre Mondadori.
In quest’opera Marcelli racconta anch’esso la storia dell’amore della sua vita, Manlio. L’Italia di metà anni ’90, un’uscita combinata, l’incontro con quello che poi diventerà il marito e il padre dei sui tre bambini. Ma in Danimarca.
Il racconto, tenero e ironico, ha un retrogusto amaro se si pensa che per trovare la felicità chi lo ha scritto abbia dovuto trasferirsi nel profondo nord, e mentre il dibattito sull’omogenitorialità divampa, questo irresistibile libro è la porta sulla ‘normalità’ che serviva alla comunità. Ovviamente attorno alla storia d’amore di Claudio e Manlio ci sono un sacco di meravigliosi personaggi di contorno, tenuti insieme dal dettagliato racconto sociale dell’epoca; la musica, l’arrivo delle chat, il diffondersi delle serate come Muccassassina e la ventata di freschezza che portò il World Pride di Roma del 2000 sono solo alcuni dei temi che l’abile penna di Marcelli riescono a donarci.

Paolo Bargiggia omofobo e fascistoide su Twitter: ‘Basta gay, servirebbe il Duce’

Siparietto di pessimo gusto quello andato in onda ieri sera sul profilo Twitter di Paolo Bargiggia, noto (?) commentatore sportivo e esperto di calciomercato per Sport Mediaset.

Impegnato a commentare la – atroce, va detto – puntata di AnnoUno che riguardava le terapie curative dell’omosessualità, l’intellettuale di spicco del gruppo Fininvest ha deciso di chiosare con un paio di tweet di disinteresse, chiamiamolo così, nei confronti del tema affrontato:

Schermata 2015-06-05 alle 19.03.24

Il luminare (che a detta dei miei amici etero informati sui fatti, non azzecca un pronostico di calciomercato dal ’72) cavalca così l’ondata generale del ‘i problemi del paese sono altri’. Ora non sto qui a dilungarmi sul fatto che il problema civile È un problema primario, e che in 630 che sono nel Parlamento, pur non credendo nelle capacità di tutti, sono fermamente convinto che due progetti di legge insieme riescano a mandarli avanti.
Inoltre, Bargiggia preferisce pensare ai problemi di giovani e anziani (Bargì, pure giovani e anziani sono gay!) non occupandosi di welfare, pari opportunità o disegni di legge, ma con le trattative tra questa o quell’altra squadra di calcio. Illuminante.

Non contento, rispondendo ad un altra mente illuminata che auspicava una dittatura (!) instaurata dal nostro commentatore, si è lasciato scappare istanze nostalgiche:

Schermata 2015-06-05 alle 19.02.35

In tutto questo Mediaset? Tace.

Adidas per la comunità gay: ecco le Stan Smith Pride Edition

In tutto il mondo Giugno e il mese dei gay Pride e della rivendicazione dei diritti della comunità LGBT. E Adidas, da sempre attenta al sociale, ha annunciato sul proprio Instagram ufficiale l’arrivo di una edizione speciale di uno dei suoi prodotti di punta, le Stan Smith

Le scarpe dedicate al tennista, leggenda americana di metà anni ’60, usciranno in una versione limitata chiamata PRIDE PACK, con lacci rainbow, la soletta colorata e una speciale colorazione arcobaleno ai lati della tomaia.

  

Gay Village torna dal 18 Giugno, intanto Top 5 delle sigle più belle.

18 Giugno 2015, segnatevelo sulle agende, torna il Gay Village di Roma. Se per qualche informazione in più dovremmo aspettare comunicati ufficiali, possiamo ingannare l’attesa con una serie di speciali dedicati alla kermesse estiva più amata da tutti i romani, gay e – negli ultimi anni – etero insieme.

Una delle cose che personalmente attendo di più ogni anno del Gay Village è la sigla, la colonna sonora che accompagna per tutta l’estate le serate di divertimento genuino che chi frequenta ‘er Village’ conosce bene. Se negli anni precedenti le sigle erano formate perlopiù da patchwork di spezzoni di clip di musica pop, negli ultimi anni – circa dal 2010 – sì sono trasformate in veri e proprio gioiellini di musica e fotografia, con loro concept ben definiti e tracce che riescono a camminare sulle loro gambe anche nelle chart dance. Il tutto condito dall’irresistibile fascino di quel ‘minimondo‘ di drag queen, DJ, dancers, vocalist, che infiammano il palcoscenico delle realtà LGBT invernali e che si ripropongono per una loro versione estiva, se possibile ancora più pazza e scatenata.

#5. Gay Village 2011

L’edizione numero dieci del GV ha portato con sé la sigla che mi piace di meno degli ultimi anni. Forse per la fotografia caotica e amatoriale, forse per l’imbarazzante inglese del siparietto iniziale ‘Are You Kidding?‘ o per le coreografie un po’ volgarotte di un Marco Garofalo forse non al top della sua forma, ma è la sigla che mi ha colpito meno. Un peccato perché è l’unica sigla nella quale la protagonista è la pazzesca drag singer Daniel De Co‘ (recuperate subito  la sua What A Feeling se non la conoscete!).

4. Gay Village 2012 – You’re My Disco

Barbara Tucker e Giangi Cappai alla guida della sigla dell’edizione numero undici, quella con una delle campagne pubblicitarie più di impatto di sempre. Infatti venne ‘distrutto’ un caposaldo della cultura machista italiana, il pallone, e i cartelloni rappresentavano un calciatore in calzettoni e tacchi. Nel video si vede un baldo giovane che prima dell’allenamento con gli amici del calcetto sta provando per uno spettacolo drag con La Pepa e gli altri.

#3. Gay Village 2014 – Play For Love

L’ultima sigla del Gay Village Stadium, quella dello scorso anno, che vedeva come tema lo sport. Infatti la sigla, girata nella cornice splendida dello Stadio Olimpico, vedeva due timide coppie di giovani ‘corteggiarsi’ durante una sessione di allenamento all’aria aperta. Sarà poi l’intervento degli inarrivabili Karma B, due cupidi moderni in piume e paillettes a unire i ragazzi. Di tracce ce ne sono state di più potenti, e le animazioni finali (Luxuria che accende una fiamma con le mani alzate non ve la posso proprio perdonare) penalizzano un po’ il tutto, ma resta una di quelle col messaggio più bello. Menzione d’onore per i due protagonisti, due manzi che levatevi proprio!

#2. Gay Village 2013 – Free Your Mind

https://www.youtube.com/watch?v=MAuxdg_uH

Il concept più bello, la canzone tra le più bella e una fotografia pazzesca. La sigla del dodicesimo Village è un manifesto visivo alla libertà e anche la canzone, interpretata da Kristine, Kevin DeLite, è una traccia validissima. Il video, in cui il ‘popolo’ è oppresso da uno scudo che reprime i comportamenti contrari al regime mi mette i brividi anche ora che lo rivedo, mentre scrivo questo post.

#1. Gay Village 2010 – You’re The Best

La prima sigla della ‘rivoluzione‘. Idea più simpatica e meno ‘impegnata’ della #2, ma quella della sfilata ‘occupata’ dal mondo Gay Village fu fantastica (poi erano gli anni del boom de Il Diavolo Veste Prada, e l’idea di questa Miranda Priestley rapita fu un colpo di genio), come l’idea delle sexy ballerine che danzano vestite da ‘sequestrate’. Con la partecipazione, tra gli altri, di Monique De Torbel, il video termina con l’equilibrio di questa sfilata piena di persone ‘perbene’ turbato da una passerella di veri e propri freaks, tra ballerine oversize, drag queen e il contributo finale – che fa sempre là differenza – dei Karma B.

Mondo Drag: al Gay Village arrivano i Drag Factor Awards + 20 Anni di Karma B

11270295_426225077555617_5262475267631536065_o

La campagna pubblicitaria non è ancora iniziata, ma il Gay Village – la kermesse estiva romana dedicata al mondo LGBT – già vanta in cartellone un evento che non passerà inosservato. Il 16 luglio andrà in scena la prima edizione dei Drag Factor Awards, la premiazione che incoronerà le migliori performer in tacchi a spillo di tutta Italia.

Come ogni serata di gala che si rispetti, gli scettri di regine dell’intrattenimento in paillettes saranno assegnati secondo una divisione in categorie: Best Make Up (trucco), Best Headwork (parrucca), Best Outfit (vestito), Best Lip Synch (playback), Impersonator (imitazione), Dancing Queen (coreografie), Comedy Queen (capacità di intrattenimento), Voice Queen (capacità vocali), Best Drag Mama (drag queen.. d’annata!) e Male Queen.

Nato da un’idea di Era Splèndor (già nota al grande pubblico per la partecipazione a Tu Si Que Vales, Canale 5) e di Drag Race, concorso nazionale per drag queen, i Drag Factor Awards hanno visto come selezionatori gli eccellenti Karma B, Tiffany Romano, Simone Farag, Polena De Kastor, che hanno scelto sei partecipanti per ogni categoria, che verranno sottoposti al giudizio di una giuria tecnica (50%) e dal televoto social (50%) che sta infiammando la pagina Facebook dell’evento proprio in questi giorni. Sommando i voti i candidati verranno dimezzati e premiati proprio sul palco del Gay Village dalla esplosiva Vladimir Luxuria, già direttrice artistica.

Ma non è tutto, perché c’è un altro appuntamento imperdibile per gli amanti romani del mondo drag: Lunedì 1 Giugno i riflettori si accenderanno sul Teatro Centrale di Via Celsa per celebrare i vent’anni del duo di drag queen più famoso d’Italia, i Karma B, che porteranno in scena uno speciale della loro serie di spettacoli ‘Dive Divine: 20th Celebration‘. Club, TV  e tanto teatro per la coppia di intrattenitori che in due decadi hanno sempre saputo coniugare la trasgressione ad un’estrema cura per i dettagli, rendendo le loro performance delle opere d’arte pop.

Sul palco insieme a loro non mancheranno ovviamente amici e colleghi del mondo gay romano e non: Fuxia, Daniel De Cò (Forte Forte Forte, RaiUno), Kastadiva, Sophie D’Ishtar, Kevin Delite, La Pepa e Polena De Kastor.

Salta la finale di Coppa Italia femminile. AIC e AIAC: ‘Via Belloli o non giochiamo’.

Non è passata inosservato l’infelice – per essere leggeri – scivolone di Felice Belloli: la scorsa settimana scoppiò, giustamente, un caso riguardo le presunte offese sessiste e velatamente omofoboe che il presidente della LND aveva diretto alla squadre di calcio femminile di cui è Presidente. Alla richiesta di aumentare i fondi destinati alle quote rosa del pallone, Belloli pare aver risposto: ‘basta regalare soldi a ‘ste quattro lesbiche‘. Il diretto interessato (in aria di dimissioni) smentì ovviamente le frasi, anche con strapotenza, ma verbale e più di una testimonianza avevano ormai messo in difficolta il numero uno dei Dilettanti.

E mentre in Canada gli occhi sono puntati sui Mondiali (dove l’Italia, eliminata dall’Olanda ai playoff, non parteciperà), in Italia le reazioni non hanno tardato ad arrivare: innanzitutto la petizione che richiede le dimissioni di Belloli ha raggiunto e superato le diecimila firme, ma soprattutto Brescia e Tavagnacco, le due finaliste della Coppa Italia femminile, hanno annunciato che non disputeranno la finale prevista per sabato. Almeno finché Belloli resterà al suo posto. La decisione è stata comunicata da Assocalciatori e Assoallenatori: “Le rappresentanze delle squadre di Serie A e B hanno manifestato la volontà di non giocare la finale di Coppa Italia in programma sabato prossimo. È giunto il momento, dopo 30 anni di inefficienza e immobilismo di dare autonomia al calcio femminile uscendo dalla Lega Nazionale Dilettanti”.