Adele dal vivo nel 2016. A Verona le uniche due date italiane

Il successo travolgente del nuovo album 25 (che ha infranto così tanti record che neanche sto qui a elencarveli, ho perso il conto) ovviamente avrà un tour.

Tour che inizierà da Belfast il prossimo 29 Febbraio e che girerà l’Europa, senza dimenticare fortunatamente l’Italia: due le date previste, entrambe all’Arena di Verona, 28 e 29 Maggio. Ad annunciare il tour proprio la talentuosa cantante britannica sul suo Twitter.

I biglietti saranno disponibili dal 4 Dicembre. Qui le altre date del tour.

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Madonna è a Torino. Tutte le misure di sicurezza adottate

La Regina del Pop è finalmente in Italia, e se nella mattinata si è concessa una visita al Museo Egizio di Torino, stasera inizierà la serie di tre show previsti per l’Italia dalla scaletta serratissima del suo Rebel Heart Tour.

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Ovviamente il clima di forte tensione di queste settimane, dovuto agli arcinoti attacchi terroristici di Parigi che nelle ultime ore hanno visto proprio Madonna protagonista di una toccante interpretazione di Like A Prayer nella data di Stoccolma, hanno costretto la Polizia e gli organi di sicurezza ad innalzare le misure di sicurezza nei luoghi di grande affluenza, come concerti e partite di calcio.

Innanzitutto i primi posti di blocco attorno al PalaAlpitour sono iniziati alle 14; poi bisognerà superare tre barriere, tre cerchi concentrici con metal detector, cani antiesplosivo e identificazione col documento.
In ognuno dei tre blocchi che faranno da filtro per il numeroso pubblico atteso si controlleranno biglietti, borse e zaini. Sarà un po’ come affrontare i controlli aeroportuali prima di imbarcarsi, pertanto è altamente consigliato presentarsi ai cancelli almeno alle 17.00. Alle 18.00 verranno aperte le porte e alle 20.00 finalmente potrà iniziare lo show.
Dei 33.000 ticket venduti 1.300 sono stati acquistati online dall’estero: da Tonga, Arabia Saudita, Afghanistan, Francia, Belgio, e Gran Bretagna e saranno proprio quelli ai quali saranno riservati i controlli più stringenti.

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Ovviamente restano valide le precedenti disposizioni che vengono osservate in tutti i concerti; divieto di introdurre oggetti appuntiti e contundenti, macchine fotografiche professionali e bottigliette di acqua e in vetro.

‘Posso parlare italiano stasera, Roma?’. Mika travolge il Palalottomatica, la recensione

Gli ingredienti per una serata memorabile c’erano tutti: un performer di invidiabile talento, un fan base adorante e un palazzetto stracolmo da settimane. La tappa romana dell’Heaven Tour di Mika si è confermata il successo che prometteva di essere.

Seconda data di un mini-tour italiano che ha già toccato Milano, e che toccherà Firenze nei prossimi giorni, quella di stasera è stata l’occasione di ricordare che Mika non è solamente il simpatico giudice di talent dalle giacche vistose e l’italiano zoppicante, ma un grande artista che ha davvero l’X Factor.

Lo show si è aperto con la title-track del quinto ed ultimo album dell’artista libanese, ‘No Place In Heaven’ per poi esplodere nella meravigliosa ‘Big Girls You Are Beautiful‘ e in Grace Kelly, brano che l’ha consacrato al successo nell’ormai lontano 2007.
La scaletta scelta ha avuto il merito di dosare i grandi classici – come i brani già citati, Happy Ending, We Are Golden, Relax (Take It Easy) – e le parentesi più felici del nuovo disco, permettendo al talentuoso artista di concedersi momenti movimentati di assoluto divertimento a momenti introspettivi piano e voce. Gran finale con ‘Lollipop‘, aiutato da Chiara Galiazzo che lo ha accompagnato anche in ‘Stardust‘.

Mika, semplicemente il meglio che il pop maschile possa offrire sul panorama mondiale. Carismatico, eclettico, grintoso. È saltato da una parte all’altra del palco mantenendo una vocalità eccezionale e senza rinunciare al suo marchio di fabbrica, il celebre falsetto. Ovviamente di basi pre-registrate che possano far pensare ad un utilizzo dell’abusato playback nemmeno l’ombra.
Molti inoltre i segmenti ‘parlati‘, in cui Mika ha interagito – rigorosamente in italiano, nel SUO italiano – col pubblico, emozionando ed emozionandosi. Estremamente toccante la coreografia creata con le torce dei telefonini durante ‘Underwater‘.
Solamente tre gli outfit sfoderati dal cantante, che però ha animato i look con togli-e-metti di giacche e blazer nascosti strategicamente nella scenografia.

Nota di merito anche alla band, che oltre ad aver interagito simpaticamente nello show, ha saputo seguire i ‘colpi di testa’ di Mika, e regalando versioni dei brani eseguiti mai banali, ma senza stravolgimenti. Unica nota meno positiva la scenografia: un palco semplice (e senza l’ormai inevitabile passerella che aiuta più fan a raggiungere il sogno di vedere il proprio idolo da vicino), l’assenza totale di maxischermi che oltre ad esigenze di scena possono servire alle ultime file a vedere meglio, hanno reso la scenografia complessivamente ‘povera’. Non ha poi aiutato l’estremizzazione del tema del cartoon-fantasy (che ha sempre accompagnato l’artista) con gli sfondi bidimensionali dipinti, lasciando l’impressione della recita scolastica di fine anno versione XXL. Degna di nota la palla da discoteca di glitter che ogni tanto saliva e scendeva dal palco.

Complessivamente Mika ha portato a casa uno show ‘immaturo’ nella messa in scena ma ha consacrato, come se servisse, il talento immenso di un’artista che ha saputo imporsi sul mercato con un genere leggero ma non facile, e soprattutto l’amore che questo paese prova per lui.

Tiziano Ferro ‘incanta’ i sessantamila dell’Olimpico. Ma non basta a tenere in piedi uno show imperfetto.

Tiziano Ferro è il meglio che il panorama musicale italiano possa offrire, senza troppi ripensamenti. Versatile, con un’invidiabile estensione vocale, con un repertorio così radicato nella cultura popolare italiana che forse solamente la Pausini può competere. Canta con intensità travolgente, balla come dieci anni fa, tiene il palco con la maestria di chi ci abita da oltre un decennio e si è fatto la vera gavetta. È la nostra bandiera e il nostro vanto, ed è proprio per questo che un concerto tutt’altro che perfetto – nella struttura, non nell’esecuzione – lascia l’amaro in bocca.

Chiarito questo punto è quantomeno comprensibile lasciarsi andare a qualche riflessione sullo show che ieri sera il cantante di Latina ha regalato ai sessantamila dell’Olimpico:

Il problema più grande dello show è stata la scaletta; sulla carta perfetta, per i fan sentire nella stessa sera ‘Sere Nere‘, ‘Il Regalo Più Grande‘ e ‘Alla Mia Età‘ sarà stata sicuramente un’emozione immensa. Il concerto era dichiaratamente una celebrazione di questa prima parte della sua carriera, e quindi era sacrosanto aspettarsi i singoli di successo. Meno normale è stato proporli con lo stesso identico arrangiamento – in alcuni casi – di oltre 10 anni fa. La forza di Tiziano è stata quella di iniziare con l’hip hop, svoltare col pop, tentare lo swing passando dal melodico, lasciarsi andare al jazz e atmosfere dance, è l’unico artista in grado di dribblare i generi ed emozionare sempre, ed è legittima la delusione quando dopo un anno di promozione al tour si sentono le tracce uguali alla versione disco. Play e stop. Band valida ma superflua. Non una collaborazione, non un medley, non un mashup, non una cover, e più grave di tutti, nessun nuovo arrangiamento. La Pausini, che a sperimentazione non è propriamente Boy George, ogni anno ripropone nuove versioni dei suoi brani. È riuscita a far diventare ‘Non C’è‘ un merengue, non credo che Ferro, artista dotato di immensa conoscenza musicale non sapesse fare di meglio. Inoltre, qualcosa di personale – come l’inserimento di un brano extra, come ‘Latina‘ – nella ‘data di casa’ sarebbe stata cosa gradita. Nell’interpretazione si sono distinte ‘Ti Voglio Bene‘, ‘Ed Ero Contentissimo‘ e ‘L’Amore È Una Cosa Semplice‘, tre brani esibiti con convinzione e evidente trasporto emotivo.

Tra i modi che c’erano di fare (legittima) autocelebrazione questo è stato il più basic, sicuramente non all’altezza dell’artista che si stava festeggiando. Secondo scoglio, le interazioni col pubblico. Solamente due intramezzi parlati, e siccome si tratta di un artista che non ha basato la sua carriera su sonorità futuristiche e dj set, ma sull’intensità dei testi, e soprattutto sulla grande capacità di paroliere, un due parole in più coi fans sarebbero state apprezzate.

Outfit e palco nella media: i look tutti più o meno accettabili (vedere Tiziano Ferro vestito da splendido trentacinquenne qual è è ormai un sogno: smoking e gilet sono stati il leitmotiv del concerto, ed è salutare farsene una ragione) e messa in scena  sicuramente imponente rispetto ai suoi precedenti concerti, ma niente che non si sia già visto con Jovanotti o Vasco Rossi. Menzione d’onore per l’ingresso ‘a fionda’ nel cielo con tanto di capriola, alcuni video backdrop – come la città in Hai Delle Isole Degli Occhi e il palazzo ‘rainbow’ di Incanto – e l’elevatore che l’ha portato in mezzo al pubblico. Inoltre è stato bello vederlo ballare come agli esordi sulle note di Le Cose Che Non Dici.

Tiziano Ferro è finalmente sereno, maturo, risolto. Come detto da lui è la versione 2.0 di sé stesso, consapevole e deciso. E proprio per questo sarebbe stato bello vederlo giocare col proprio repertorio, visto che può contare su un fanbase che sarebbe stato in grado di stare al passo anche se avesse fatto solamente bonus track di quindici anni fa cantante al contrario. È l’unico che può sperimentare senza perdere la nota nazional popolare che lo fa piacere a mamme, nonne e figlie (per inciso: età media della tribuna Montemario: cenozoico) e sarebbe un dispiacere vederlo ‘appiattirsi’ come fanno altri colleghi (citifonare Rossi e Ligabue) che ripropongono lo stesso disco da anni, ad uso e consumo di fan, senza rischiare mai.