La pagella di Nemicamatissima. 10 alla sigla, 2 allo show.

Atteso, pubblicizzato, controverso. Ha visto la luce uno dei prodotti centrali della nuova stagione della prima rete del servizio pubblico: non senza polemiche e dichiarazioni al vetriolo (ma sopratutto qualche difetto oggettivo) è andata finalmente in onda la prima puntata di Nemicamatissima, il two-woman-show di Lorella Cuccarini e Heather Parisi.
Per raccontarvelo prenderemo in prestito una formula cara a quest’ultima – che con i suoi voti pre-show ha fatto tremare più volte il Teatro 5 – e stileremo una sorta di pagella di cosa secondo noi ha funzionato, ma (sopratutto) di cosa non ha funzionato ieri sera.

Iniziamo dalle lieti note: nello show dedicato a due artiste che devono alla sigla (10) – forma d’arte abbandonata nella tv di oggi – il loro successo era doveroso rendere omaggio con un brano all’altezza. Ovviamente Silvio Testi alla scrittura (produttore musicale di entrambe, marito della Cuccarini), che da abile esperto dei repertori delle Nemiche Amatissime ha messo su un collage dei testi, legato da un ritmo che strizza l’occhio alla musica contemporanea con incursioni house e dance ha dato vita ad un trionfo di citazionismo sfrenato. Il brano è entrato subito nella top 20 di iTunes e i social lo hanno accolto con grande calore (c’è addirittura chi lo vorrebbe candidare all’Eurovision Song Contest!), rendendolo già un piccolo cult.

Prima di spostarsi sugli aspetti prettamente televisivi è impossibile non menzionare musica e ballo (9): Veronica Peparini e la sua crew di ballerini (la maggior parte ex-Amici di Maria) ha messo su coreografie e scenografie dove la mano della bionda insegnate di ballo è visibilissima, conferendo contemporaneità e clima ‘pop’ ad uno show che avrebbe potuto rimanere imbrigliato nelle ritualità più classiche proprie di Rai 1. Da applaudire anche l’idea di aver completamente riarrangiato alcuni brani, modernizzandoli e mixandoli con successi di oggi (come La Notte Vola/This Is What You Came For, hit da discoteca di Calvin Harris). Questo compensa in parte l’utilizzo smodato del playback.

Maestoso lo studio (8), il suggestivo Teatro 5 di Cinecittà, che seppur mortificato da alcune scelte registiche discutibili – di cui parleremo piu avanti – restituisce l’atmosfera del varietà d’altri tempi, integrando le nuove tecnologie senza però che quest’ultime sovrastino la scena, asciutta ma funzionale.

Sbrigate le formalità e plaudite le maestranze, è ora di entrare nel merito, e parlare delle padrone di casa. Lorella (7), tra le due, è quella che spicca di più nello show, ma soprattutto porta sul palco la sua interpretazione di cosa è – e cosa dovrebbe essere – una showgirl: co-conduce senza voler strafare, canta (un po’ in un perdonabile playback, un po’ in un ammirabile live), balla (seppur aiutati dal corpo di ballo e dall’impatto visivo della scenografia), si presta come spalla agli sketch comici di Lillo e Greg. Certo, la cifra stilistica è quella di casa Cuccarini, leggermente distaccata e con un piglio da ‘maestrina’ che però è insito nel personaggio e che probabilmente è l’ingrediente l’ha resa per anni la più amata dagli italiani, lasciando trasparire professionalità e competenza.
Heather (6) rimane in secondo piano: in video meno tempo, i suoi interventi sono più misurati, e ad eccezione di un paio di contributi, le sue coreografie si concludono a semplice playback e passeggiata, ’mossette’ e crazy-faces, come nel suo stile. Apprezzabile il suo monologo sull’accettazione di sé e sull’età , ma dopo tutte le dichiarazioni della vigilia ci si aspettava onestamente qualcosa di più, sopratutto in tema di partecipazione: quando si tratta di interagire con ospiti, co-conduttori ma soprattutto coinquilina del Teatro 5, Heather non dimostra la minima empatia o coinvolgimento.
Infatti il rapporto tra le due (5) non decolla mai. In un’intervista rilasciata dopo poche ore a gay.it Heather ha ammesso che tra le due non è scattato nessun feeling, e non fatichiamo a crederlo. Oltre lo sketch iniziale e il medley di successi, sono pochi i momenti corali. Inoltre i dialoghi previsti non brillano per acume: la differenza di altezza, la storia del produttore musicale scippato, Heather che rinfaccia a Lorella di averle rubato il posto e la smentita delle voci di rivalità sono argomenti triti e ritriti tra le due artiste. Non c’è stata rivalità, non c’è stata intesa, è rimasto tutto in superficie. La dinamica di Lorella conciliatrice e Heather ancora sul piede di guerra non è mai esplosa del tutto, regalando parentesi piuttosto deboli.

Debole come sono state alcune scelte registiche (4): montaggio confuso e inquadrature incomprensibili – come macchinisti e assistenti di studio ripresi più volte durante le esibizioni- sono solo alcuni dei vezzi che hanno reso la confezione inadeguata al contenuto, già non ottimo.

A migliorare la situazione non sono stati certamente gli ospiti (3), grande punto debole dell’intero progetto: tutti personaggi in ‘marchetta’. Chi un libro, chi un disco, chi un film. Il Teatro 5 si è trasformato in una passerella per personaggi in promozione. Non che questo sia necessariamente un male, ma nessun ospite era in alcun modo legato al ‘mondo’ delle due, nessuno ha portato qualcosa al racconto, nessun ha permesso di approfondire la carriera delle Nemiche Amatissime. Si sarebbero potuti chiamare conduttori, coreografi, ballerini. Anche senza scomodare la – doverosa – partecipazione di Pippo Baudo che però non c’è stata, la scelta dei personaggi poteva (e doveva) essere diversa. L’unico ospite di cui si è intravista una ragion d’essere è stato l’outsider Greggio, che dopo aver trasposto sul palco niente più che un qualsiasi monologo di apertura di Striscia, ha tenuto banco con una presa in giro all’Universo Rai, ma soprattutto è stato ‘presentatore’ dell’unico numero introdotto con qualche cenno storico (La Notte Vola, sigla di Odiens, programma del conduttore Mediaset).
Gli stessi Lillo E Greg non avevano l’autorevolezza necessaria per legare gli snodi narrativi, e si sono limitati a riempire i tempi morti dovuti al cambio d’abito delle due star, riproponendo alcuni classici e portando a casa il compitino senza slanci particolarmente memorabili.

Il grande problema di Nemicamatissima consiste però nella struttura globale dello show (2), oltre che nelle pecche singole: non c’è racconto, non c’è celebrazione. È uno show che strizza l’occhio ai nostalgici del piccolo schermo e degli anni che furono, senza però tener conto dei giovanissimi, o di chi semplicemente voleva avvicinarsi alla produzione delle due e saperne di più: le canzoni scorrono senza spiegazione, senza contestualizzazione storica, senza un minimo di riferimenti ai programmi da cui sono state tratte. Nemmeno una segnalazione in grafica del titolo, per andare eventualmente a cercarla e riascoltarla a casa. Paradossalmente sarebbe stata più efficace una puntata di Techetechetè. L’idea di base avrebbe potuto funzionare, ma è mancata una scrittura adeguata ad attualizzare un genere insostenibile oggi: il varietà anni ’90. Ospiti di seconda mano, poca empatia tra le due e la totale assenza di idee innovative hanno fatto il resto e hanno dato la sensazione di una promessa non mantenuta, oltre che di una serie di interventi slegati ai quali manca una ragion d’essere e una scrittura che potesse fungere da collante. Levato il battage pubblicitario imponente e la vera o presunta rivalità tra le due, di Nemicamatissima rimane solamente la sensazione di un’occasione sprecata che avrebbe (e avrebbe dovuto) andare diversamente.

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