GF, i vip maneggiano troppo il mezzo, le dinamiche tardano ad esplodere

Iniziata da poco la seconda settimana nella Casa di Cinecittà per i VIP arrivano finalmente (ma a fatica) i primi telefonatissimi screzi.
Sono serviti i montaggi ‘ad arte’ e tradimento del segreto confessionale per incattivire un po’ l’aria e dare adito a qualche accenno di lite e tensione, seppur tiepido.

Agli aficionados del live di Mediaset Extra non sarà sfuggita infatti quella patina di apatia mista a noia che pervade le dinamiche dei concorrenti di questa prima edizione del reality di Canale 5. Lo dimostra il fatto che la prima settimana sia stata completamente monopolizzata dall’affaire friarello e niente più. Nessun accenno ad un eventuale intrigo amoroso, nessuna discussione, poche lacrime, zero odore di tradimenti.

La motivazione traspare proprio dai discorsi delle persone in gioco: essendo tutti personaggi televisivi (più o meno) navigati, conoscono perfettamente le regole della narrazione televisiva. Questo permette loro di non cadere nei ‘tranelli’ e nelle imbeccate degli autori, mezzi ai quali invece risultano vittime, seppur parzialmente consapevoli, i concorrenti delle edizioni tradizionali.

Non è raro sentire i VIP interpretare, decostruire e spesso farsi beffe delle dinamiche più tecniche e produttive di tutto lo show. Parlano esplicitamente dei termini contrattuali, commentano con sufficienza le scelte autoriali, addirittura giudicano la conduzione di Ilary. La sensazione è quindi quella che non si siano totalmente calati nel gioco, e che vedano il GF Vip con totale disincanto, come una lunga ‘ospitata’, giustamente retribuita, ma che serva solamente a un (ri)lancio nel mondo della TV. Esattamente quello che rappresentano i reality con i Vip – ne siano consapevoli tutti – ma la narrazione televisiva auspica un po’ di verosimiglianza e trasporto in più, per rendere la confezione appettibile e credibile, quindi autorevole e, nel limite del possibile, di qualità.

I nomi più ‘prestigiosi’ sulla carta pertanto sembrano essere stati lo specchietto per le allodole per rendere accattivante il cast prima della partenza. Se sì esclude l’inedita carica comica di Valeria Marini e gli insostenibili capricci da star di Pamela Prati, di ‘dinamiche’ vere e proprie ce ne sono poche. D’altronde persone che si conoscono da anni (perché si sono incontrate in progetti, set, agenzie o semplici ‘serate’) è difficile che si prestino a scenette pre-confenzionate.

E allora qui il disegno si capovolge ed entrano in campo i meno famosi: la schiera composta da Bosco, Mariana, Alessia, Asia, Damante. I meno ‘rilevanti’, ma paradossalmente i più funzionali alla storia. Protagonisti televisivi ancora ‘senza macchia’, senza la malizia di chi maneggia il mezzo da anni, ma soprattutto senza niente da perdere e nessuna immagine pubblica da conservare. Essendo le loro carriere ‘in divenire’, ma soprattutto agli inizi, sembrano essere i candidati ideali per sbloccare l’en passe che rischia di rendere la casa più spiata d’Italia una grande rehab per star del sottobosco televisivo, abitata da zombie in attesa della visibilità da prima serata del lunedì sera, ma soprattutto bramosi di incassare il gettone di presenza e andare ad affollare i salotti pomeridiani di Canale 5 con questa o quella ‘intervista esclusiva’.

Va detto però che Grande Fratello non è l’unico reality con i VIP: sulla stessa rete pochi mesi fa si è conclusa la seconda – disastrosa – Isola dei Famosi, e su Rai Due invece va in onda Pechino Express. E allora dove è la falla?
GF Vip, rispetto ai colleghi, pecca in due direzioni: nei confronti dell’Isola nella sostanza, perché quest’ultima ha la ‘storyline’ della sopravvivenza, e quando arranca il racconto umano entra in ballo l’ambiente ‘isola’ come concorrente attivo a smuovere le acque (sebbene nemmeno l’Isola spicchi per brillantezza o divertimento, sia chiaro). Rispetto all’incensatmssimo Pechino Express invece nella forma: l’adventure game di Rai Due gode di location sempre diversi e dalla spiccata carica suggestiva, vanta un montaggio serrato e dinamico (mutuato dalla scuola Sky), ma sopratutto dona un taglio completamente innovativo al reality, eliminando le lunghe prime serate in studio (insostenibili per il pubblico e per i conduttori), le dirette non-stop che diluiscono la poca carne al fuoco, ma restituendo due ore pulite e dense di racconto.

Sia chiaro, questo non significa che il Grande Fratello Vip non rappresenta il male assoluto della televisione: sebbene sia perfettibile si lascia godere, grazie anche ad altre peculiarità. Ma arrivati alla quindicesima edizione non si può fare a meno di chiedersi se è il caso di raccontare la realtà entrando finalmente nel terzo millennio e percorrendo la strada delle ‘piccole’ e delle digitali, fatto di factual, docufiction e esperimento sociale. E sopratutto, sei i vip e presunti tali tirano ancora come una volta.

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