Bring The Noise, confusione e citazionismo sfrenato affossano lo show di Italia 1.

Un pizzico di Sarabanda, una spolverata di Singing In The Car, un cucchiaio di Stasera Tutto È Possibile e due belle manciate piene piene di Furore. Si è appena conclusa su Italia 1 la prima puntata di Bring The Noise, lo show musicale prodotto da Magnolia e condotto da Alvin che allieterà i mercoledì della rete giovane di Mediaset per altre cinque prime serate.

Terminata la sigla, fresca e coinvolgente, Bring The Noise cambia rotta e immerge subito il telespettatore in un’atmosfera da 1999: c’è l’orchestra in studio, c’è il corpo di ballo, c’è il pubblico ‘danzante’. E l’ingresso di Alvin non smentisce l’impressione. Con tanta – troppa? – enfasi introduce i concorrenti e presenta la band, i Kutso. Inoltre da il benvenuto al ‘primo game show musicale’, con buona pace di Enrico Papi.
I primi minuti di show non restituiscono una buona impressione: confusione, urla sguaiate di conduttore e concorrenti e nel complesso una sensazione di divertimento forzato che anziché generare empatia risulta fastidioso e imbarazzante in alcuni tratti.
La situazione non migliora l’inizio dei giochi: spiegati male e interpretati peggio da ospiti che con la missione esplicita di divertire e divertirsi buttano tutto in vacca. La situazione diventa ingestibile, i concorrenti non capiscono cosa devono fare, finisce tutto in caciara. Si salva un po’ solamente il medley di canzoni che contengono numeri da sommare. Ma poi la situazione precipita di nuovo alla fine, quando scopriamo che la gara è stata sostanzialmente inutile e che è l’ultima manche a decretare il vincitore. L’ultimo gioco, in compenso, è divertente.
Il ritmo è veloce ma non piacevolmente serrato come nelle produzioni più moderne, ma inutilmente frenetico. I giochi non salvano la baracca, attingendo alla peggior tradizione dei villaggi vacanze. Inoltre l’assenza di grafiche per i punteggi non genera il benché minimo affiatamento alla gara, della quale si fatica a capire l’andamento.

Irrilevanti anche i momenti di varietà puro, come i venti minuti dedicati al tormentone ‘Andiamo A Comandare’, spremuto fino all’ultimo, con tanto di prete intendo ad omaggiare Rovazzi con una parodia, tutorial di gruppo e celebrazione dell’artista. Momento che, come se non bastasse, viene ripreso nel finale.
Si recupera un po’ con un gradevolissimo amarcord del due indie Il Genio, che si esibisce con l’indimenticata Pop Porno. Peccato che è un siparietto ad arte per introdurre un gioco che con la musica non c’entra niente: riconoscere quali vip hanno girato un sextape, in un momento storico non proprio delicato da quel punto di vista. In gara, ovviamente, la figlia di Eva Henger che risponde imbarazzate ad un Alvin incalzante.

Dispiace però che la vittima sacrificale di questo esperimento sia proprio Alvin, alla sua prima grande occasione da conduttore unico, che prova (comprensibilmente) a mantenere alto l’entusiasmo con un’eccitazione e una foga immotivate. Gioca un po’ a fare il Cattelan di Cologno Monzese, ma Bring The Noise non è X Factor, e soprattutto Alvin si è costruito un’identità e una credibilità negli anni che gli permetterebbero di non dover copiare nessun altro collega. L’occasione di una vita, se rimarrà invariata, rischia di essere un pericoloso boomerang.

Il format, che nella versione originale ha chiuso dopo una sola stagione, per stessa ammissione della Direttrice di Italia 1 è stato completamente stravolto per incontrare il pubblico della generalista di Italia 1. Il rischio è che sia stato stravolto troppo, lasciandosi contaminare da troppi altri programmi simili e offrendo un risultato finale dozzinale e senza personalità, anni luce distante dai nuovi standard di intrattenimento televisivo. Bring The Noise è poco più che la trasposizione televisiva delle serate passate con gli amici a trastullarsi coi giochi di società in scatola. È un programma nato vecchio, con un numero di incursioni in altri show onestamente intollerabile (addirittura la Ghigliottina de L’Eredità e un momento Meteore sono stati presa in prestito!) per quanto è alto e soprattutto dalla durata insostenibile di quasi tre ore.
Gli ascolti premieranno questa promessa non mantenuta o costringeranno ad apportare qualche modifica in corso d’opera?

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