Ciao Darwin 7, l’usato sicuro Mediaset che emoziona solo i nostalgici

Appena trapelata la notizia del ritorno di Ciao Darwin nei palinsesti in quel di Cologno Monzese non nascondo di aver manifestato una certa dose di entusiasmo. Personalmente qualsiasi cosa sia investita dal talento di Bonolis per me è meritevole di adorazione.
Non è difficile immaginare quindi l’entusiasmo con cui mi sono messo davanti al televisore stasera, per la settimana edizione dell’unico, grande, vero varietà di Canale 5 degli anni zero.
Tornato dopo sei anni – e soprattutto dopo un ‘funerale’ mediatico smentito dai fatti – quello di stasera è stato uno show confezionato ad uso e consumo di chi è cresciuto col defilé e la prova di coraggio, senza infamie ma senza i minimi picchi, ma con tanta autoreferenzialità e qualche caduta di stile pecoreccia. Sono stati diversi infatti gli spunti di riflessione.

Il primo grande limite di questa puntata di Darwin sono state le categorie: normali contro diversi, in cui i diversi sono perlopiù transessuali e drag queen puzza di omofobia velata, di stantìo, di televisione berlusconiana primi anni duemila, di comicità da Bagaglino.
Nel novembre 2002 Bonolis – che comunque resta un artista indiscusso – portò sul palco con coraggio e tante polemiche una sfida che riproposta oggi sarebbe potuta essere molto meno offensiva, la cara e vecchia etero vs gay. Secondo alcuni sarebbe una cosa cretina anche quest’ultima proposta, ma normali contro diversi porta con sé un giudizio, una valutazione, una classificazione, che non è proprio più accettabile.

Inoltre anche lo show di per sé è stato scialbo: niente più di una replica di quelle che girano la domenica su Mediaset Extra. La struttura della puntata totalmente invariata a quella di sei anni fa sia nelle prove che negli espedienti narrativi: Madre Natura bona che si fa tutte le scale di culo, gli ingrifati col binocolo, i siparietti con Laurenti davanti la telecamera. Tutto meraviglioso se i tempi della tv non fossero cambiati così tanto negli ultimi anni. Gli sketch sono datati, visti e rivisti, le situazioni e gli archetipi esausti. È mancato ogni clamore ed ogni emozione. Stessa struttura, stessa scenografia, prove identiche.

Dispiace vedere il mattatore Bonolis alle prese con la sua creatura più dispendiosa dal punto di vista delle energie – poiché sono sempre quattro ore di one-man-show – e obbligato a sottostare a canoni televisivi da fine anni ’90, dalla regia al corpo di ballo passando per i testi, quando avrebbe il potenziale di condurre anche il meteo e renderlo un evento pop.

Ciao Darwin 7 emoziona i nostalgici, ma dopo la sigla iconica rimane ben poco su cui festeggiare. Se fosse stata una serata evento sarebbe stata anche piacevole, sulle note dell’amarcord, ma improntare tutta un’edizione (attesa sei anni) sul totale immobilismo e anacronismo è onestamente impensabile. Decisamente un’occasione sprecata, in quel di Cologno Monzese, con Canale 5 che ha provato a giocare la carta dell’usato sicuro facendo leva sulla nostalgia, ma che ha regalato uno show al sapore di minestra riscaldata. Ma d’altronde sembra essere il filo comune di tutti i piatti nel menù del biscione. 

 

Foto: Tvblog.it

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