‘Mamma mia, che cazzo’, la miglior Madonna di sempre accende Torino: la recensione

 

Recensire uno show della propria artista preferita è un complesso esercizio di obiettività: bisogna essere sinceri con sé stessi e con chi leggerà, senza mai cedere il passo alla cieca adorazione che – nel caso mio e di Madonna – mi abbaglia non poco.
Ma quello che la scorsa settimana ha infiammato gli oltre trentamila del Pala Alpitour di una gelida Torino è stato uno show meno faraonico dei suoi predecessori e con scelte musicali non sempre eccelse, ma di gran lunga lo spettacolo più emozionante ed emozionato che la Regina ha offerto ai suoi sudditi negli ultimi dieci anni.

Lo show si è aperto con uno dei celebri video interlude, un grande classico dell’iconografia ‘madonnara’, ovvero quelle clip che scorrono alle spalle dell’artista per permetterle i complessi cambio d’abito e di scenografie e soprattutto di contestualizzare tutta la drammaturgia dello show. In questo caso il primo brano in scaletta, Iconic (e non poteva essere altrimenti), è stato introdotto da un backdrop sensualissimo che vedeva Madonna interagire col featuring del brano, Mike Tyson. Ed ecco la Ciccone entrare in scena, calata dall’alto di una gabbia dorata, di rosso vestita. Ovviamente, a terra, è un tripudio di ballerini e performer, guerrieri armati di lunghe croci, nel caso. La cerimonialità del primo pazzo lascia il passo ai ritmi più scanzonati di Bitch I’m Madonna e una meravigliosa versione rock del grande classico Burning Up, nella quale Madonna si diletta con una chitarra elettrica, ed è pura energia. Quest’ultimo è il primo di una lunga, lunghissima serie di ripescaggi dal passato, vero tema dello show.
Riscaldato il pubblico, Madonna tocca i suoi temi preferiti da sempre, eros e religione, in uno slot dello show estremamente forte: il mash-up di Holy Water – Vogue e poi Devilpray vedono in scena suore che fanno pole dance su dei crocefissi, una riproposizione ‘freak’ dell’ultima cena, dove un possente Cristo nero intrattiene la cantante e il pubblico, e un sacerdote sexy che confessa l’artista in una coreografia che è uno spettacolo per gli occhi. E termina così il primo atto.
La seconda parte dello show è ambientata in un’officina, dove Madonna prima interpreta la francamente inutile Body Shop e la versione (già iconica) di True Blue con l’ukulele. Si passa a uno dei momenti musicalmente più stimolanti dello show: Deeper And Deeper in una gustosissima rivisitazione disco dance che lascia il passo ad uno dei momenti più intensi dello show: una scala a chiocciola si fa spazio sulla punta del palco e Madonna interpreta in maniera estremamente toccante un medley di Heartbreak City/Love Don’t Live Here Anymore inscenando una lite col suo uomo che finisce per uccidere buttandolo giù dalle scale. I ritmi tornano subito più allegri con Like A Virgin, instant classic mortificato da uno degli arrangiamenti più brutti coi quali sia mai stata performata.

Madonna sparisce sotto al palco ed entra una pedana rotonda: si capisce subito che sta per tornare vestita da matadòr, e infatti eccola uscire con un lungo mantello e dirigersi verso l’arena per Living For Love, purtroppo non nella versione originale ma in un remix. Si passa a La Isla Bonita versione gypsy-spanish che chiude il segmento. Dopo un rapito cmbio d’abito Madonna torna sul palco con un lungo vestito nero tipico messicano ed intona un medley ‘etnico’ di Dress You Up – Into The Groove – Lucky Star. I ritmi tornano cupi perché è il momento del secondo singolo estratto da Rebel Heart, la toccante Ghostown, interpretata magistralmente da lei e la band dal vivo. Scelta raffinata quella dei fan italiani che nel segmento dedicato alle richieste dei fan hanno preferito far cantare alla loro beniamina un brano non propriamente commerciale, la bellissima Secret. Si continua con la title-track, Rebel Heart, fedele all’originale e con alle spalle meravigliosi artwork realizzati dai fan.

Ci si avvicina alla fine e dopo molti momenti introspettivi e altrettanti momenti di provocazione Madonna decide di salutarci come solo lei sa fare: con un atto che è puro glamour e divertimento. Aiutata dal meraviglioso vestito di Svarosky di Jeremy Scott, ha intonato prima l’instant classic di Music e poi ‘Candy Shop’. Con un velo da sposa ha poi deliziato i presenti con Material Girl. Ma c’è ancora spazio alle emozioni: voce e chitarra per la cover di questo tour, La Vie En Rose. Si torna ai ritmi divertenti con Unapologetic Bitch, mentre il compito di chiudere queste due ore e mezza di show è spettato a Holiday.

Il Rebel Heart Show non è sicuramente il miglior tour di Madonna (anche perché quando hai portato in scena l’arte totale ed assoluta del Confessions Tour è difficile bissare) dal punto di vista tecnico: la scaletta aveva un buco enorme che erano gli anni ’90 e ’00, ed ha attinto per metà dagli anni ottanta e per metà dal nuovo disco, lasciando un po’ di malcontento tra i fan giovanissimi che avrebbero apprezzato qualcosa come Ray Of Light, Hung Up o Hollywood. Inoltre la scelta dei palazzetti, seppur più intima ha mortificato la magnificenza di un tour da stadi, che è ovviamente un’altra cosa.

Però in un tour ‘nella media’ (non bello come il Confessions, ma siuramente migliore dell’MDNA di tre anni fa) il vero valore aggiunto è stato proprio Madonna: calda, umana, simpatica. Ha lasciato agli intermezzi parlati molto più spazio degli altri tour. Ha scherzato, intrattenuto, giocato col suo pubblico, si è mostrata meno gelida e inarrivabile degli altri show, e questo – aiutato dalle dimensioni contenute della venue e da un palco pazzesco che ha permesso praticamente a tutti di vedere bene – ha creato un’atmosfera intima e magica che mai c’era stata negli altri spettacoli.
Inoltre menzione d’onore a ballerini e performer, artisti veri che hanno tenuto le redini di uno show che forse meno dei suoi predecessori aveva un concept ben definito, ma era solamente la meritata auto-celebrazione dell’artista che portava in giro con sé. Meravigliosi anche i costumi a cura di Prada, Gucci, Moschino e Miu Miu.

Il Rebel Heart Tour ha dimostrato un’incontrovertibile verità: che non si arriva a cinquantasette anni e dieci tour mondiali senza un talento totale ed assoluto, capace di renderti un’artista visuale a tutto tondo e farti adorare da così tante generazioni e persone e per così tanti anni. Un vecchia frase girava su Madonna: ‘il tuo cantante preferito può essere il Primo Ministro del Pop durante le poche settimane nelle quali è al primo posto della classifica, ma la Regina è e sarà sempre Madonna. E dovrete abituarvici, è così che funziona la monarchia’. Lunga vita alla Regina.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...