Gay Village 2015 stupisce: prima serata al top grazie a sigla, sala Hit e scenografie

Chi scrive, nel passato più prossimo, non è stato tenero col Gay Village. O meglio, nell’ultimo paio di anni lo ha trattato come la zia che ti sta sulle palle ma la vai a trovare perché ci incontri i cugini e alla fine un po’ ti diverti sempre.
Vuoi la virata – obbligata – verso la cafonissima EDM, vuoi la selezione sempre meno curata e la poca propensione alla novità e alle iniziative, negli ultimi tre anni (dall’ospitata di Bob Sinclair, che a mio avviso ha aperto le ‘gabbie‘) ho bastonato quando c’era da bastonare.

La conferenza stampa lo aveva promesso, ci sarebbero state scintille: e così è stato. La prima serata del quattordicesimo Gay Village è stata una continua sorpresa, da ogni punto di vista.
Il primo è il colpo d’occhio scenografico: la sala Pop ha un palcoscenico praticamente televisivo, con il sipario hi tech incastonato nel video wall che nulla ha da invidiare dalle produzioni del piccolo schermo. Un ponte panoramico porta fino alla sala House dove c’è la vera sorpresa, un ottagono led sospeso sulla pista che accoglie in dj e che crea giochi geometrici di luci. Un sogno per ogni DJ suonare li dentro, alta, altissima classe, livello europeo.
Il ‘clima’ del villaggio è come sempre ricreato, addirittura migliorato, con tanti bar, zone di aggregazione, piccoli shop e un’iniziativa che si rivelerà must di questa stagione, il camioncino di street food di hamburger, powered by T Bone Station, realtà gastronomica romana che strizza l’occhio alle steak house americane.

Proprio dal palco pop poi sono arrivate altre due delle cose più apprezzate della serata: la sigla e l‘intervento della madrina Simona Ventura. Super Simo non è Harvey Millk, nessuno voleva un pippotto sui diritti LGBT e sarebbe stato miope aspettarselo; è arrivata, vulcanica come sempre, una splendida cinquantenne, baraccona quanto basta e nella misura che ha fatto affezionare tutto il pubblico al suo stile informale e ‘caciarone‘. Due parole di rito, tanta complicità con l’amica e direttrice artistica Vladimir Luxuria e un siparietto pazzesco coi mai troppo idolatrati Karma B, che si sono esibiti – assieme ad una Ventura genuinamente divertita – nella coreografia trash cult di Pittarosso.

Ed è proprio super Simo a lanciare un’altra chicca della serata: la sigla. Ogni anno attesissima dalla fanbase del Gay Village, quest’anno non ha deluso le aspettative: si è rimasti sul tema ‘fattoria’, ovviamente, e si è voluto immaginare il lancio commerciale di una linea di biscotti che rendono liberi, fatti in ‘pasta frocia‘. Volgarotta quanto basta (e quanto serve) e volutamente trash, rimarrà incastonata nella storia delle sigle della kermesse per idea, fotografia, e soprattutto canzone.

Ultima perla di questa prima serata è la neonata Sala Hit. Ovviamente piccola perché sperimentale (e ahimè relegata in zona bagni), la sala Hit è stata annunciata – sempre in conferenza stampa – come lo spazio per ‘nutrire la mente con generi diversi che non troverebbero spazio nella classica bipartizione commerciale-house‘. Il risultato di ieri sera è stato che la nudisco di Andrea Prezioso ha ricordato al pubblico gay un po’ più attempato (e a quello giovane che si prende – vivaddio – poco sul serio) le atmosfere dei primi Village. Perché negli ultimi anni si è avvertita la mancanza di quella nota ‘baraccona‘ fatta di revival, trash, happy – ma anche anni ’90 e ’00 di qualità – che hanno reso la comunità gay.. gaia! Forse il ritorno di ‘Hung Up‘, ‘It’s Raining Man‘ o ‘Rhythm Is A Dancer’ faranno tornare alla base tutta quella clientela esigente che negli ultimi anni ha storto il naso di fronte alla ‘commercializzazione gggiovane a tutti i costi’ della musica. Anche la sala Commerciale, col Re Mida di GIAM Brezet DJ, è tornata a quell’atmosfera squisitamente Pop che la caratterizzava gli scorsi anni.

Come vi potrà confermare ognuno dei quasi diecimila (record storico) partecipanti al primo atto di Gay Village 14 quest’anno c’è veramente tanta carne al fuoco – e non ho parlato neanche della parte teatro/cinema/cultura, validissima – ed è per tutti i gusti: etero (purché simpatizzanti della comunità LGBT), gay, giovani, meno giovani, puristi del genere e novellini, scettici e adoratori. Il Gay Village è tornato competitivo a livello europeo e – senza ombra di dubbio – LA proposta, non una delle, dell’estate romana.

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