‘Visualizzato alle’ ed altre amenità: fenomenologia (incompleta) del rifiuto 2.0.

[Pubblicato su nerdmag.com il 26 Giugno 2013]

Vogliate immaginare la violenza con la quale si è abbattuta l’amarezza sulla tavola imbandita, dove un gruppo di poco-più-che-ventenni stavano mangiando, nel constatare che metà dei social o dei servizi di messaggistica che ci hanno fatto da Caronte nel mare magnum della comunicazione digitale sono già obsoleti. Spariti, via. Durati meno della carriera di Anna Tatangelo.

Perché quelli nati nei ruggenti anni ’90 non sono proprio nativi digitali, o meglio, poco ci manca: siamo la generazione a cavallo tra i bigliettini tra i banchi di scuola e i tweet dal telefonino, tra il nascondino e Tumblr, tra Rete Capri e YouPorn. E se è vero che ogni supporto trascina con sé nuovi linguaggi e nuovi stili comunicativi, è pure vero che le cose da dire rimangono sempre quelle. Ci sono quei sei, sette temi che stanno lì, scavalcano le generazioni ed i medium, statici come un’interpretazione della Arcuri su uno sceneggiato qualunque: la rabbia, la gioia, lo stupore, l’amarezza. Il rifiuto, per citarne uno.

In questo viaggio nel tunnel dei ricordi, complice pure la traumatica chiusura di MSN Messenger, ognuno si è premurato di snocciolare ricordi più o meno vividi, tutti sicuramente condivisi: lo stato personale che cambiava in base alla musica che sentivi, (funzionalità che ci si premurava di disattivare quando a girare su iTunes era la compilation delle sigle di Lorella Cuccarini, e in questo c’è molto di autobiografico), i nickname colorati che se non avevi il plug-in installato ti lasciavano vittima pioggia di parentesi quadre e codici incomprensibili, le cartelle condivise che hanno permesso a tutti di farsi una libreria folta e fornita in barba alla pirateria. Ed è proprio in chiusura di questa valle di lacrime che il mio pensiero è tornato prepotentemente alla concezione di rifiuto. Il vantaggio del web è la possibilità di esprimersi (e dare adito alle più recondite istanze suine) dietro uno pseudonimo, ma che succede se ci si accorge troppo tardi che dietro lo schermo che pensavi nascondesse Charlize Theron c’è Marisa Laurito? Tu che volevi uscire con Adam Levine e ti ritrovi a chattare con Martufello, come hai pensato di uscirne? Son problemi. E se molti si sono trovati a cyber-troncare relazioni nate sul WWW, tanti altri (suvvia, non siate timidi) sono stati abbandonati come un qualsiasi format affidato a Francesco Facchinetti. Ma come è cambiato il rifiuto? E soprattutto, se ogni mezzo ha modellato il diniego coi propri linguaggi, quali sono i più sadici trucchetti arrivati fino a noi?

MESSENGER
Come citato, il primo spiraglio di web 2.0 per noi nati negli anni delle cassette rigirate col mignolo e degli attori trentacinquenni che interpretavano teenager (citofonare Andrea Zuckerman, CAP 90210) fu Windows Messenger, il caro e vecchio MSN, per intenderci. Tale software disponeva di un tool infernale: il trillo.
Il trillo era una specie di campanello che faceva vibrare la finestra della conversazione. Ora, immaginate nel periodo in cui ogni famiglia accoglieva con timidezza e diffidenza quello che per molti era il primo computer di casa, con una RAM di due banane e una scheda grafica che il Game Boy color era Full HD in confronto. Minuti, minuti e ancora minuti di immagini a scatti, monitor bloccato, schermo a quadrettoni come le coltivazioni delle floride campagne umbre. Solitamente finiva che il destinatario del trillo dava di matto e, una volta calmato il PC, spegneva tutto e col suo fascio di nervi tesi tornava a fare altro, e l’invadente mittente si trovava ignorato ed incompreso. La cosa frustrante è che spesso dietro a quel rifiuto si nascondeva l’interprete di nickname tremebondi, ma che all’epoca erano di grande tendenza: delfinette curiose, principesse stellate, bamboline amate, piccole perverse, il tutto farcito da caratteri, lettere e numeri disposti in modo deliziosamente casuale. Oltre il danno del ‘NO’, pure la beffa che a stamparcelo in faccia (pardon, nella chat) era una tardona di cinquant’anni che gira coi leggings a stampa camoufflage e ha messo in macchina coprivolante di Hello Kitty.

FACEBOOK
Tutti d’accordo che il social blu abbia stravolto il modo in cui (legittimamente) fino ad ora avevamo ignorato le persone. Innanzitutto lo ‘sta digitando..’ è l’inaccettabile specchio delle incertezze sintattiche e lessicali dello scrivente, e già questo basterebbe per detestarlo. Ma il vero colpo di genio è il ‘visualizzato alle’.
La fidanzatina gelosa che è in noi, in tutti noi, esce fuori davanti al ‘visualizzato alle’ e lascia spazio ai più invasivi controlli incrociati: ‘quindi, se era online alle 15.07 e io gli ho scritto alle 15.08 ma l’ultimo accesso è alle 15.05 allora lo ha letto e mi ignora, e se mi ignora sta con un’altra, e allora io lo lascio’ e ci mettete sei minuti netti a trovarvi con la vostra collezione di Dylan Dog in un sacco nero appoggiata affianco al secchione dell’umido, mentre la vostra lei si sta consolando col giardiniere, manco fosse un’attempata abitante di Wisteria Lane. Ma d’altronde si sa: in amore vince chi ‘visualizza alle’ e non risponde.

WHATSAPP
Whattsapp fa litigare le coppie. Se vi è successo bene, se non vi è successo.. vi succederà. Per completezza d’informazione lo spieghiamo agli alieni cascati qui davanti: Whattsapp è un servizio di messagistica che, accedendo alla vostra lista contatti, permette di scambiare SMS usando il traffico rete. Pazzesco, comodo, conveniente, WOW.
Uozzàpp però veste la maglia nera dell’invadenza. Oltre allo ‘sta digitando’ già citato, al sistema delle ‘V’ verdi affianco al messaggio, che a scanso di dubbi evidenziano l’eventuale lettura/non lettura, vanta una funzione apparentemente innocua: tale app infatti segnala all’altro interlocutore il proprio stato, quindi se si è online o meno.
Ora voi capite che l’esperienza di ‘ignoramento’ (si perdoni tale oscenità) ne esce distrutta: la fidanzatina di cui sopra infatti, dopo aver finito i controlli incrociati degli orari, e subito prima di aver imbustato le medaglie vinte con la squadra di calcetto degli amici del liceo, si abbandona al più legittimo dei pensieri: ‘È online. Non mi risponde. Se non parla con me, parlerà con qualcun’altra. Allora mi sta tradendo. Io lo lascio’ e senza nemmeno avere il tempo di fare log out vi ritrovate a casa con mamma.

Cambiano i linguaggi e cambiano gli stili, cambiano i mezzi e cambiano i supporti, ma alla fine il due di picche è sempre quello: dalla tenera biondina che con ancestrale ferocia barrava la casella del NO, quando timidamente, tra i banchi delle elementari, le facevamo recapitare il foglietto con scritto ‘ti vuoi mettere con me’ dal nostro compagno di banco, preoccupandoci di fornirle anche le caselle per rispondere, alla nuova diavoleria hi-tech di cui staremo a parlare qui tra un anno.

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