I miei #musicawards

Apre lo show l’ormai onnipresente Laura Pausini, che sarà la mattatrice dello show con tre ingressi, forte del 25% di share del suo show ‘Stasera Laura’ in onda qualche settimana prima sempre su Rai Uno, per il quale è stata premiata dal Coni proprio sul palco. Nell’anteprima a lei dedicata sono state mostrate le scene tagliate del concerto a Taormina, e l’artista di Limpido, interpretando a cappella qualche strofa di Incancellabile, ha ribadito un concetto che è il fil rouge del suo nuovo tour: la lotta all’omofobia. Silenzio imbarazzato di Conti e Incontrada, terrorizzati dall’aver permesso la divulgazione di un messaggio del genere in prima serata sulla prima rete di Mamma Rai, e si passa alla seconda sorpresa di quest’anteprima: Kekko dei Modà e Emma interpretano dopo anni, sebbene non se ne sia sentita la mancanza, Arriverà, il loro brano sanremese. Performance vocalmente zoppicante e buttata sullo strillo verso il finale, ma almeno live; forse l’ultima della serata.

Per il momento lo show scorre veloce, sebbene la Incontrada sembri a proprio agio con le interviste più di Conti, conduttore prossimo venturo di Sanremo e al quale si richiederebbe un po’ di spigliatezza in più. Si continua con Francesco Renga che presenta il singolo sanremese, arricchito dalla collaborazione di un’impercettibile Elisa che irrompe sul palco ma dimentica di pettinarsi.
Pino Daniele ripropone intanto A Me Me Piace O Blues e Quanno Chiove, in una reinterpretazione suggestiva e riceve anch’esso un premio per le vendite del suo album.
Torna la Pausini con la sua Se Fuè/Non C’è dai ritmi latini, che apre ufficialmente la serata. Poi ancora Biagio Antonacci che si esibisce con due brani, i Modà con Gioia, e Alessandra Amoroso, che canta due pezzi ma su Non Devi Perdermi prende una stecca che ancora rimbomba sulle tribune del Foro Italico e sbaglia il testo nonostante il gobbo elettronico.
Uno dei momenti più attesi della serata è Ligabue, reduce dalle prime due date del Mondovisione Tour, che infiamma l’arena con Tu Sei Lei, erroneamente chiamata Tu Lo Sei dall’abbronzato conduttore. Il rocker emiliano porta a casa il premio per il disco più venduto dell’anno.
Torna anche Emma, che si esibisce con La Mia Città, il brano che all’Eurovision le è costato un imbarazzante ventunesimo posto.

Primo ospite internazionale, introdotto con un effetto ottico davvero suggestivo per chi stava lì, Lorde: la vincitrice di due Grammys visibilmente annoiata si è esibita con Royals, ha ricevuto un premio introdotto dall’inglese maccheronico di Conti e se ne è andata senza troppe cerimonie.
Lo show però scorre bene, la regià è dinamica, la scaletta veloce, il ritmo serrato. Ma arriva il primo momento evitabile: il solito Ballantini nei panni di Gianni Morandi interpreta un siparietto evitabile da avanspettacolo, insomma, da RaiUno.
Si riparte con la musica, e in particolare con quella di Marco Mengoni, che porta a casa un multiplatino e presenta il nuovo singolo La Valle Dei Re. Intanto terzo ingresso per la Pausini, in total black, e la sua Se Non Te: a consegnarle il premio Ennio Morricone, che ha re-arrangiato La Solitudine per il Greatest Hits.
Momento ‘Mondiali’ con Emis Killa e un gruppo di brasiliani: il brano è il nuovo singolo Maracanã. Intanto arriva anche Gigi D’Alessio, una Elisa sempre più spettinata e torna Ligabue con Il Muro Del Suono, che vince il premio della radio.

Secondo momento rap, Fedez campa di rendita con Cigno Nero, brano che va esibendo live da due anni ormai, impreziosito dalla scomparsa Francesca Michielin, vincitrice di qualche X Factor fa. Ancora idoli dei teenager sul palco: freschi freschi dell’uscita da Amici i Dear Jack incendiano il Foro, pieno di ragazzine accorse all’ultimo per loro. Nel parterre si assiste a scene di isteria che nemmeno per Ligabue. Parentesi Mario Biondi, e si passa a Moreno.
Altro ospite internazionale, George Ezra che si esibisce con la deliziosa Budapest e con un accenno del nuovo singolo Cassy ‘O. E porta a casa il premio della sony per i download digitali. Secondo ingresso per Biagio Antonacci e la sua Dolore E Forza.
Momento talent con i tre finalisti dei Music Awards Next Generation 2.0: I Moderni, Greta e Alessandro Casillo, che si esibiscono con alcune strofe dei loro brani. Medley per Max Pezzali che in coppia con Emis Killa canta L’Universo Tranne Noi e Sei Fantastica, ritirando il premio per Max 20.
A mezzanotte inoltrata arriva una biondissima Arisa, vincitrice di Sanremo che ripropone Controvento, seguita dai Club Dogo, relegati sempre alla notte fonda, che cantano Weekend e vincono premi singoli per Gue Pequeno e Jake La Furia.
Luca Carboni ritira l’oro per Fisico e Politico e chiude la serata Rocco Hunt, ormai quasi all’una di notte e Greta, che vince il premio ‘nuovi talenti’. Intanto si ringraziano gli assenti: Rossi, Mina, Celentano, Mannoia e Giorgia, annunciate ma assenti per motivi di lavoro la prima e di salute la seconda, Zero e Jovanotti.

Il primo grande difetto di questo show è la formula: non si possono premiare tutti. In un premio serve un minimo di competizione, come in tutte le grandi kermesse, con le categorie e con qualche altro stratagemma che però non si riduca ad essere una consegna indistinta di statuette. Questo però è un dramma tutto italiano: i big non vogliono mettersi in gioco, e questo lo dimostra il fatto che Sanremo sia snobbato totalmente da nomi come Vasco, Ligabue o la Pausini stessa. Il rischio di non vincere terrorizza i nostri artisti, e ogni show è una grande festa tra complimenti e sviolinate.
Altra pecca è stata la durata monster, quasi quattro ore: forse sarebbe stato meglio dividere in due serate da due ore, magari approfittando per far duettare i big e sperimentare un po’ di più, non schiacciandoli nel ritmo serrato di una scaletta che deve accontentare tutti. Inoltre i vincitori di Sanremo e i nuovi talenti si sono esibiti oltre la mezzanotte. Ultimo appunto l’abuso del playback, imperdonabile in una festa della musica.
La conduzione, sicuramente collaudata e che vede una promozione della Incontrada, assume doppia importanza in vista di Sanremo: da una parte l’immobilismo e l’inglese maccheronico di Conti sono giustificati dalla ‘leggerezza’ del premio, ma come se la caverà con la pressione della Città dei Fiori? Atroci gli intermezzi di Ballantini/Morandi, totalmente inutili, slegati dal contesto, e dall’umorismo raccapricciante. Non c’era bisogno di fare varietà, se sul palco ci sono i venti artisti più amati dello stivale.

Lo show non è stato sicuramente un Grammy o un Billboard: i mezzi sono quelli di Rai Uno e sarebbe utopistico aspettarsi la parata di stelle internazionali, per quanto i due ospiti siano stati selezionati in maniera accurata seppur non se ne sia approfittato a dovere per le interviste (prima volta in Italia di Lorde e la lasciate andare via così?), ma la regia è stata curata e dinamica, le pause pubblicitarie ben poche, e anche la scelta del cast: il solo fatto di stare su Rai Uno faceva temere una parata di mummie da schermo catodico, invece la presenza dei Dear Jack testimonia la voglia di una freschezza che sull’ammiraglia non si vedeva da tempo, senza abusare dei nuovi idoli come se si fosse su una MTV qualunque. L’alternanza di chi fa musica da vent’anni e chi da due settimane ha creato un’atmosfera adatta a tutti, che ha emozionato grandi e piccoli. La strada quindi è quella giusta, con le dovute modifiche, e la speranza è che l’anno prossimo i Music Awards (a proposito, ma glielo troviamo uno sponsor che dia un senso al nome? Anche Rai Music Awards, o Fimi Music Awards, o Italia Music Awards, andrebbero bene, ma non questa denominazione generica) sappiano imporsi definitivamente nel panorama dei premi tricolore.

 

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