Una @mamma per #amica: implicazioni semiserie di genitori social, famiglie 2.0 e cyberpapà.

Un virus letale e subdolo si annida negli angoli più remoti dei nostri social network. Un virus che si nutre delle nostre foto taggate, dei nostri post in bacheca, dei nostri like. Una cellula impazzita che a suon di ‘mi piace’ minatori riesce a mettere in imbarazzo orde di adolescenti ormai da qualche anno. Stiamo parlando delle cybermadri, meglio conosciute come ‘le mamme su Facebook‘.

La categoria delle mamme 2.0 è una delle più interessanti nel mare magnum delle personalità social, non tanto per la complessità del loro operato, facilmente riassumibile in tre o quattro contenuti fissi che andremo a scoprire, quanto per la varietà dei loro atteggiamenti, soprattutto in relazioni ai profili dei loro pargoli.
Varietà che si sostanza innanzitutto nella cronologia della maternità, rendendo possibile l’individuazione di alcune fasi imprescindibili:

– La ‘non sapevo di essere incinta’
Nella prima pagina di questo catalogo troviamo le neo-gravide. Le appartenenti a tale categoria sono quelle donne che hanno appena scoperto che stanno per dare alla luce una creatura o che già sono avanti nella gravidanza: tutta la loro bacheca veicolerà solamente messaggi sul miracolo del Creato, sulla magia che l’unione di due persone può generare, la foto di lei che si fa accarezzare la pancia da lui giurando amore eterno, foto dei progressi (impercettibili in quanto quotidiani) della pancia, foto dell’infinità di ninnoli comprati per il venturo, ma anche lamentele per le nausee, i primi calcetti e i piedi gonfi, subito smorzate da manifestazioni di speranza per questo nuovo capitolo. Sono le meno nocive, anzi, strappano anche tanta tenerezza. Forse non sanno neanche loro che presto infesteranno il social blu con le loro anacronistiche amenità.

– La teorica del complotto
Procediamo nel tempo, e spesso nell’età delle analizzate. La teorica sente il peso di dover portare alla luce verità scomode manco fosse Al Gore, di svelare i più torbidi segreti del nostro paese, ristabilire la luce dove prima c’era l’ombra. Allora vedrai la sua timeline invasa di notizie clamorose e urlate: ‘Le gallette di riso provocano il colera’, ‘Il Governo vuole spendere i soldi pubblici per finanziare l’ultimo album di Arisa’ o ‘Incredibile: leggi la storia che ha commosso il web’. I loro aneddoti sono spesso più arraffazzonati di una cassettiera Luigi XV messa in piedi da Barbara di Real Time, destando lo stesso fastidio riscontrabile in una puntata qualunque di Glee.
Tra un ‘CLAMOROSO!’ e un ‘FATE GIRARE‘ queste figure tornano docili casalinghe amorevoli appene fatto il log out.
La teorica però ha un alter ego più rintronato: la credulona. Spesso vi sarà capitato di incrociare sui profili di tardone che con affanno e sgomento convididono stati tipo ‘Facebook diventerà a pagamento se non saltate tre volte al buio pronunciando il vostro nome al contrario’, oppure ‘Attenzione! La Polizia può entrare nei vostri profili, rubarvi le password, rubarvi gli amici, dirvi che siete un po’ stronzi e mettervi a download il nuovo disco di Gigi D’Alessio!’

– La melensa
La categoria più rappresentativa delle mamme si distingue per alcuni comportamenti principali, tutti estremamente noiosi: se informare gli amici di ogni spostamento, documentare ogni pasto con una foto del piatto e caricare ogni voto del proprio scarrafon’ sono abitudine di perdonabilissima gravità, la melensa tira fuori il peggio quando le viene dato in mano il tasto ‘Tagga amici’. Riflettete insieme a me: cosa c’è di più odioso nell’essere taggato in un coniglietto col fiocco in testa la mattina di Pasqua assieme ad altre centrosedici persone? Quale piacere perverso si dovrebbe provare quando ci si ritrova sommersi dalle notifiche derivanti dall’ultima foto di bambino attorcigliato nel filo di Natale la sera del 24 Dicembre? Assolutamente nessuno.
Da ricordare anche la condivisione matta e disperatissima di video di bambini che ballano, di gattini che accarezzano bambini, bambini che accarezzano gattini, bambini e gattini che accarezzano altri bambini, in un vortice pessimismo e fastidio che nausea, come la glassa che i profili delle mamme su Facebook sprigionano.

– La novellina
Sondaggi americani sul tema sostengono che il 72% dei genitori su Facebook si è iscritto per controllare i propri figli. Mossa poco furba, considerando che con tutte le combinazioni di filtri che si possono applicare si potrebbe rendere il proprio profilo più enigmatico del sorriso della Gioconda. Ma Facebook non perdona, e non importa se il piano per monitorare il proprio figlio è fallito, quando si è in ballo su Faccialibro si deve ballare e il prezzo da pagare è questa nuova schiera di ‘matricole’ del social.
Primo dogma dei novellini: infestare la bacheca con le più disparate applicazioni, che spesso ci mettono davanti ai grandi punti interrogativi della vita: ‘a che età morirai? METODO FUNZIONANTE’, ‘qual è il segno della tua anima gemella?’, ‘nella carbonara ci va la pancetta o il guanciale?SCOPRILO QUI!’. In confronto i servizi di messaggistica ‘manda nome di lei, spazio, nome di lui per scoprire la vostra affinità’ sono metodi empirici di rilevamento dell’acqua su Marte.
Secondo irrinunciabile piacere perverso: condividere ogni pagina recante aspetti della quotidianità, da quelle piene di rancore (spesso create o condivise dai propri figli, o quantomeno da altri teenager) come ‘Quelli che.. mi aggiungi su Facebook e per strada non mi saluti? Allora sei falsoh11!1!’ a quelle nostalgiche come ‘Sei cresciuto negli anni ’70 se…’ che snocciolano il meglio di merendine, giocattoli e sigle TV alle buffissime pagine riportanti gli aspetti più buffi della quotidianità ‘Quelli che si lavano’ e ‘Quelli che.. la mattina non devi parlarmi!AhahahaXDXD:):)ihihi’. E sai che buffissima novità.

Una volta appurata la categoria di appartenenza di vostra madre su Facebook arriva il momento della verità: lei vi aggiunge. Ora voi potrete adottare diverse opzioni: rifiutarla nel più crudele dei modi destando sospetti, male che vada non vi parlarà a cena, accettarla ma rimuovere con scaltrezza tutte le foto di quella volta che al campo estivo vi siete travestiti da Liza Minnelli dopo esservi storditi con sei Negroni e tre Vodka-Red Bull per evitare domande imbarazzanti, od optare per la più arrendevole delle soluzioni, ovvero accettarla.
Che poi madre e figlio su Facebook come interagiscono? Di che parlano? Riguardo il rapporto tra mamma e figlio rimane ben saldo il rassicurante stereotipo del mammone, anche online, dove la chioccia tende ad informarsi con solerzia delle condizioni di salute del pargolo, se ha mangiato, se ha messo la maglietta della salute sotto perché-sennò-poi-esci-e-mi-ti-ammali, mentre i babbi coi figli maschi parlano di sport, soldi, gioco, come da tradizione del rapporto quasi cameratesco tra ometti. Tra mamme e figlie invece è un trionfo di nostalgia, tra ‘quanto stai crescendo’ e imbarazzanti foto recuperate dall’ultima pulizia di Pasqua. Solo chi ha quindici anni può capire lo sconforto derivante dalla morte sociale alla quale si va incontro se malauguratamente un social dovesse trovarsi ad ospitare una nostra foto coi ciuccietti, la salopette denim e le scarpe della Monella Vagabonda.

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